Nel cuore di Brescia torneranno a vivere gli ori del «salottino cinese»

L’ambiente «esotico» di Palazzo Averoldi è un unicum nel panorama artistico cittadino: al Museo del tappeto antico Mita è stato allestito il laboratorio di restauro
Francesca Roman
Il salottino cinese a Palazzo Averoldi
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Il salottino cinese a Palazzo Averoldi

Un unicum nel bresciano, e un restauro che potrebbe risolvere più di un mistero. Uno dei pannelli lignei che rivestono le pareti del «salottino cinese», uno dei preziosi ambienti di Palazzo Averoldi, di proprietà della Fondazione Casa di Dio, è arrivato a Mita - Museo internazionale del tappeto antico di via privata De Vitalis, a Brescia, per un importante intervento, sostenuto da Fondazione Tassara e affidato alla restauratrice Carlotta Fasser.

Il lavoro della professionista sarà visibile al pubblico «in diretta» durante le ultime due settimane di apertura della mostra «Le Trame del Dragone» (fino al 7 giugno, ingresso libero) dedicata ai tappeti cinesi delle dinastie imperiali, e durante due speciali visite guidate gratuite in programma sabato 30 e domenica 31 maggio alle 16.

Il «salottino»

Al Mita è stato trasportato il primo pannello tra quelli che compongono il prezioso ambiente, affinché possa essere sottoposto ad un lavoro approfondito e completo, che potrebbe aiutare a sciogliere anche alcuni dubbi, grazie alle analisi più precise sulla tecnica utilizzata per realizzarlo, e consentire di salvaguardare una testimonianza unica. «Questo restauro - chiarisce Fasser - ci permette di studiare le tecniche artistiche di tutto l’impianto decorativo della boiserie cinese, realizzata alla maniera orientale con lacche, ma di fatto con la tecnica tipicamente italiana della pittura ad olio settecentesca. La boiserie è formata da una serie di pannellature lignee di diverse dimensioni, modulate e raccordate tra loro da cornicette sempre in legno, dorate in foglia d’oro, che creano un sistema decorativo con l’effetto del gioco cromatico del verde, una classica miscela a base di olio di biacca e verde rame. Adesso noi vediamo una rifinitura molto scura e ambrata, ma all’epoca dava un effetto molto lucente, proprio simile alle lacche cinesi».

L’intervento

«Le problematiche conservative del salottino - prosegue la restauratrice - sono determinate dal tipo di ambiente del Palazzo, che non è climatizzato: i pannelli lignei sono suscettibili a tutte le variazioni di temperatura e umidità, che hanno compromesso lo stato di conservazione delle pellicole pittoriche. Inoltre, i pannelli presentano un importante attacco da parte di insetti xilofagi. Un’altra problematica è legata ai restauri precedenti, realizzati in epoche diverse e anche con modalità non omogenee».

L'allestimento del restauro del salottino cinese al Mita - Museo del Tappeto antico © www.giornaledibrescia.it
L'allestimento del restauro del salottino cinese al Mita - Museo del Tappeto antico © www.giornaledibrescia.it

«Al Mita - aggiunge Fasser - abbiamo trasportato uno dei pannelli più fortemente degradati per quanto riguarda la stabilità dei film pittorici sul supporto ligneo, che in realtà è tra i più integri per quanto riguarda tutte le finiture originali. Possiamo ancora osservare il verde brillante sottostante, ma con molte parti ancora residue del resinato di rame originale. Il progetto - conclude la restauratrice - prevede di intervenire solo su una piccola parte in questo momento, sperando di riuscire a trovare altri finanziamenti che possano poi riportare per il salottino a un recupero dei materiali originali, finalizzato a poter proporre una lettura estetica fruibile e funzionale dell’intero ambiente».

Il progetto

Il restauro nasce in occasione dei 450 anni di Fondazione Casa di Dio (ieri rappresentata dal presidente Paolo Lombardi), del centenario del Rotary Club di Brescia (con il presidente Achille Piccinelli) che proprio nel palazzo ha la sede, della mostra «Le trame del Dragone» in corso al Mita, oltre che dalla filantropia culturale di Fondazione Tassara. «In un mondo che sta “in rete” – ha commentato Flavio Pasotti, presidente della Fondazione Tassara – la capacità di intelligente collaborazione e generosità di più soggetti offre un prezioso contributo alle reciproche storie».

La presentazione al Mita del restauro del salottino cinese / foto newreporter-papetti © www.giornaledibrescia.it
La presentazione al Mita del restauro del salottino cinese / foto newreporter-papetti © www.giornaledibrescia.it

Misteri da svelare

Il salottino cinese di Palazzo Averoldi è una stanza rivestita di pannelli lignei dipinti in stile orientale, con specchi e tele incastonate come sovrapporte e sul soffitto. Una rarità il cui autore e la cui committenza restano misteriosi: unico riferimento è l’incarico, nel gennaio 1791, a Saverio Gandini per la partizione della volta con incorniciature e per la realizzazione dei monocromi, cui fa seguito l’incarico a Giuseppe Teosa per le tele di soggetto orientaleggiante che completano l’ambiente. Nessuna citazione dei pannelli a fondo verde brillante, a imitazione della lacca, con paesaggi popolati da figure e animali in oro, parte principale della boiserie. Decorazioni di questo tipo erano diffuse nelle corti europee di fine ’700, in particolare in Italia in area sabauda e borbonica. Rimane da sciogliere l’enigma del misterioso pittore che a Brescia inventò panorami fantastici nel più esatto stile cinese: un imitatore italiano, o un artista realmente originario della Cina, giunto qui forse via Napoli.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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