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Cultura e spettacoli

Ligabue e il suo mondo inquieto: cinque opere esposte a Brescia

Cinque dipinti della collezione Bper raccontano il pittore a Palazzo Martinengo di Villagana: la mostra accosta le opere alla letteratura e alla musica, da Chagall a Lucrezio fino a Marracash
Giovanna Galli
L'imponente autoritratto di Ligabue esposto in mostra - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
L'imponente autoritratto di Ligabue esposto in mostra - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Con la mostra «Antonio Ligabue. Il caos si fa colore», cinque opere di uno dei più originali e inquieti protagonisti dell’arte italiana del Novecento sono esposte al pubblico a Palazzo Martinengo di Villagana, in corso Martiri della Libertà 13. La Galleria Bper apre alla città le porte della sua sede storica con un percorso fra pittura, letteratura e musica, dall'universo tormentato dell'artista alle suggestioni di Chagall, Lucrezio e Marracash.

L'iniziativa, curata dalla storica dell'arte Francesca Villanti, rinnova un appuntamento culturale che negli ultimi anni ha aperto alla cittadinanza gli spazi del palazzo, rendendo accessibile un patrimonio artistico privato, come sottolineato da Maurizio Veggio, direttore centrale di Bper, e da Francesco Tomasini del Comune di Brescia, che in occasione della presentazione ha ricordato quanto iniziative di questo tipo rappresentino un'eredità significativa dell'esperienza di Brescia Capitale italiana della Cultura 2023 e confermino il ruolo della collaborazione fra pubblico e privato nell'arricchire l'offerta culturale cittadina.

La mostra

Al centro della mostra sono cinque dipinti di Antonio Ligabue appartenenti alla collezione Bper, attorno ai quali Francesca Villanti ha costruito un percorso articolato nei tre nuclei tematici che caratterizzano la produzione del maestro, le arature, le fiere e l'autoritratto. Un itinerario raccolto, ma capace di restituire la complessità di una pittura nella quale memoria, paura, solitudine e desiderio di riconoscimento si traducono in immagini di straordinaria intensità. Il caos evocato dal titolo non è soltanto il disordine di un'esistenza segnata da sofferenze ed emarginazione, ma una forza generatrice alla quale l'artista riesce a dare forma attraverso il colore.

La mostra invita così a guardare oltre la biografia tormentata di Ligabue, riconoscendo la consapevolezza di una ricerca pittorica che, pur tornando ostinatamente sugli stessi soggetti, ne modifica di continuo composizione, equilibri e rapporti spaziali, costruendosi su due registri che affiancano alla narrazione della realtà e del presente, la memoria e la nostalgia del passato.

Gli accostamenti

Originale la scelta della curatrice di accompagnare le opere con riferimenti alla letteratura, alla poesia e alla musica, individuando evocative assonanze fra linguaggi ed epoche differenti. Nelle tre tavole dedicate alle arature, due «Aratura con buoi» e «Ritorno dai campi con castello», il lavoro quotidiano della campagna emiliana convive con paesaggi che evocano il passato. Sullo sfondo affiorano infatti montagne, villaggi e castelli che rimandano alla Svizzera dell'infanzia, dalla quale Ligabue fu allontanato nel 1919.

Francesca Villanti, Sabrina Bianchi e Maurizio Veggio - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Francesca Villanti, Sabrina Bianchi e Maurizio Veggio - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Il confronto con Marc Chagall nasce proprio da questo sentimento di sradicamento, dal bisogno di continuare a dipingere un luogo perduto. Di tutt'altra intensità è «Leonessa con zebra», dove la violenza dell'assalto del predatore sulla preda si concentra nella curatissima anatomia dei due animali, mentre sullo sfondo altre zebre fuggono e la vita continua. L'accostamento ai versi del «De rerum natura» di Lucrezio suggerisce una lettura che va oltre la ferocia, nella visione proposta dalla curatrice infatti la lotta è parte ineluttabile del ciclo incessante della natura, nel quale la fine di una vita accompagna il proseguire delle altre.

Chiude il percorso l’imponente «Autoritratto con cavalletto», nel quale Ligabue si rappresenta a figura intera, con gli strumenti del mestiere, accanto a un quadro raffigurante un gallo, e circondato dalla vegetazione e dagli animali che costituiscono il suo mondo. Qui il suo intento non è quello di mostrarci semplicemente come è fatto, ma chi è veramente: un pittore. A questa esigenza di essere visto e riconosciuto Villanti accosta la suggestione sonora della canzone «Dubbi» del rapper Marracash, creando un ponte inatteso fra la pittura del Novecento e il linguaggio musicale contemporaneo, capace di coinvolgere anche le generazioni più giovani.

«Le opere della Corporate Collection entrano oggi in dialogo con testi letterari in prosa e in versi», sottolinea Sabrina Bianchi, responsabile della Galleria Bper, offrendo nuove prospettive sulla ricerca di un artista, tanto amato nel passato, ma anche nel presente, che ha saputo trasformare inquietudini e complessità, nelle quali si riflettono anche quelle della società contemporanea, in una straordinaria energia creativa.

La mostra è visitabile il venerdì dalle 14 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19. Ingresso gratuito su prenotazione. Informazioni su www.lagalleriabper.it.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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