Alcune delle più belle collezioni d’arte visitabili in Italia e all’estero sono diventate quello che sono grazie a una formula semplice e chiara: acquisire (tramite acquisto o donazione) le opere degli artisti e delle artiste che negli anni hanno esposto nei loro spazi. Un bell’esempio è il Castello di Rivoli, nel Torinese. E più vicino a noi – e più in piccolo – c’è la Fondazione Vittorio Leonesio, o Leonesia. Questa collezione d’arte contemporanea raccolta ma sfaccettata si trova a Puegnago del Garda, proprio nel centro della frazione di Mura: a ospitarla è l’antica cascina della famiglia Leonesio e a dirigere artisticamente i programmi è l’artista Albano Morandi (molte delle cui opere sono esposte proprio qui).
La Fondazione
La Fondazione Vittorio Leonesio è nata a nel 2013 in memoria di Vittorio Leonesio (la cui moglie, Laura Bosio, è presidente) con l’intenzione di costruire un luogo dedicato all’arte contemporanea. Non è però un museo nato attorno a una collezione già costituita: come accennato, la collezione si è formata nel tempo, insieme (e in seguito) alle mostre, agli incontri e agli artisti e artiste che hanno attraversato questa villa, pezzo dopo pezzo e anno dopo anno. Ecco perché vale la pena visitarla anche se lo si è già fatto. Lo si può fare il sabato e la domenica dalle 15.30 alle 19.30, raggiungendo l’edificio in via Palazzi Garibaldi 15.

Il rapporto tra la casa e l’arte, del resto, è all’origine stessa di Leonesia. Prima della Fondazione proprio qui è nata «Meccaniche della meraviglia», la rassegna che porta l’arte contemporanea in luoghi normalmente non destinati alle esposizioni. Quando la villa era ancora una dimora privata, qui arrivò l’artista Luca Pozzi con i suoi magneti. Parte dell’edificio era allora inagibile per i danni provocati dal terremoto di Salò del 2004. L’artista non cercò di aggirare il problema e lavorò proprio con quello che la casa metteva a disposizione.
Lo scalone d’ingresso, la galleria del primo piano e il salone della villa padronale diventarono le tappe di un’installazione site-specific. Le porte degli ambienti non accessibili furono oscurate con pannelli legati alla ricerca di Pozzi sul rapporto tra arte e scienza e sull’uso dei magneti. I vuoti lasciati dalle stanze chiuse diventarono così parte del percorso.
La collezione permanente
Nel corso degli anni le occasioni di incontro e le mostre sono state molte e molto diverse. «Mater Dei» ha affrontato il tema della figura mariana attraverso una mostra collettiva, mentre quattro esposizioni hanno utilizzato come filo conduttore gli elementi naturali. C’è stata poi la personale dedicata a Sarenco in occasione dei suoi 70 anni, costruita anche attraverso il rapporto con gli amici dell’artista. E quella di Lucia Pescador, che ha realizzato e donato alla Fondazione un’opera ispirata alle decorazioni murali della villa.
Anche con «Meccaniche della Meraviglia» il rapporto è proseguito nel tempo. Tra le artiste e gli artisti che hanno lavorato negli spazi di Leonesia ci sono Agostino Perrini e, più recentemente, Sonia Costantini con i suoi monocromi.

Nella permanente si trova quindi di tutto. «La vita nascosta» di Giulia Nelli, per esempio, è realizzata con collant e penna nera. «Radicamenti» di Miriam Montani utilizza radici e bulbi. Eva Reguzzoni lavora con foglie secche di castagno, inchiostro e filo ricamato. Jamie Russom porta nella collezione un’immagine fotografica legata a un pianoforte carbonizzato. Ci sono «Madonnine Trovate» di Guido Airoldi, «Virgo Potens» di Caterina Arcuri, «Giardino segreto» di Claudio Borghi e «Casa della memoria» di Albano Morandi. Ci sono le fotografie di Nicola Bertellotti e Junko Jamada, la pittura di Jaspal Birdi, le opere di Ilaria Gasparroni e Alessandro Giampaoli…

Si incontrano quindi materiali industriali, ceramica, marmo, acciaio, carta, fotografia, vetro, elementi organici. «Accoglienza - doily 2» di Camilla Marinoni è una ceramica ricamata. «Tovagliolo» di Ilaria Gasparroni mette insieme marmo rosa del Portogallo e legno di rovere. «Canto d’acqua dolce» di Roberta Susy Rambotti è realizzato in gres e ferro. E ci sono installazioni che occupano fisicamente l’ambiente, come «Sages: Dove sta il mio occhio cresce il mio grano» di Giorgio Presti e Corrado Saija, oppure «Cosmic Stacks on a Rigorous Line» di Rob Mazurek. Non manca una project room: è qui che passano i giovani artisti, così come gli artisti del territorio.
Le prossime mostre
La prossima mostra in programma verrà inaugurata sabato 12 settembre 2026 alle ore 17.30: l’artista protagonista è il bresciano Giovanni Stefano Rossi.
«Niente di nuovo», a cura di Mariacristina Maccarinelli e Kevin McManus, è l’ultimo appuntamento con «Scintille d’arte 2026» e avrà come temi cardine gli stessi argomenti della ricerca dell’artista, ovvero il sacro, l’altro, l’invisibile, il rapporto con i media contemporanei e la permanenza della storia.



