Bruce Gilden è arrivato a Brescia: la città è piena di «Grazia»
Vicini, vicinissimi. Sono così i soggetti di Bruce Gilden, fotografo americano noto per la street photography degli esordi e per i ritratti estremamente sinceri (tanto sinceri da risultare grotteschi) degli ultimi anni. L’artista 79enne è in questi giorni a Brescia: venerdì 27 marzo è infatti il giorno dell’inaugurazione delle mostre a lui dedicate, che aprono ufficialmente il Brescia Photo Festival 2026. Alla sua nona edizione, la kermesse dedicata alla fotografia quest’anno cambia un po’: invece di essere spalmata lungo i mesi primaverili ed estivi, si concentra in un fine settimana dedicato all’arte dello scatto, proseguendo poi con altre mostre.
Al Santa Giulia: «A closer look»
Bruce Gilden, dicevamo. Al Museo di Santa Giulia dal 27 marzo al 23 agosto è allestita «A closer look», prima vera antologica italiana che presenta al pubblico circa 80 fotografie che attraversano il lavoro di Gilden – storica firma Magnum – dagli esordi alla produzione più recente. Si parte dal bianco e nero degli anni Sessanta, quando iniziò a fotografare per strada, per arrivare ai lavori più strutturati degli ultimi anni. Anche geograficamente il viaggio attraversa la vita professionale di Gilden, partendo da New York e toccando Haiti (protagonista di una mostra collaterale da Spazio Contemporanea in corsetto sant’Agata) e il Giappone della yakuza, oltre a diverse città europee. I soggetti – come accennato – sono vicinissimi: Gilden si avvicina, usa il flash ed entra nello spazio personale delle persone che incontra. Un modo di operare che si palesa chiaramente nella serie «Faces» (2013-2024), quella dei ritratti frontali, ravvicinati e senza distanza di sicurezza. Rughe, cicatrici, segni dell’età, tatuaggi, peluria, imperfezioni: la fatica dell’essere umano trova dignità e sincerità in questi potentissimi scatti, resi ancora più incisivi dalla dimensione scelta per l’allestimento.

La mostra, curata da Denis Curti e sviluppata con l’artista, chiude il trittico americano che si era aperto con David LaChapelle e che era continuato con Joel Meyerowitz.
Alla Tosio Martinengo: il confronto con Raffaello
Per il secondo capitolo del progetto ci si sposta alla Pinacoteca Tosio Martinengo, dove dal 27 marzo al 12 luglio è esposto il dittico che il fotografo ha sviluppato appositamente per Fondazione Brescia Musei. Come avvenuto con LaChapelle – che aveva reinterpretato le opere di Giacomo Ceruti in quel momento assenti dalle pareti – Gilden ha dato la sua interpretazione della grazia di Raffaello. Si intitola infatti «Grace» la sua installazione che omaggia i due capolavori della collezione bresciana, ora al Metropolitan Museum di New York per l’antologica sull’artista.
Mentre il Cristo redentore e l’Angelo sono a Manhattan, il fotografo newyorkese porta qui il suo concetto di «grazia». A interpretare l’angelica bellezza e delicatezza è ora l’eterea ma imperfetta modella bionda, la cui bellezza non è pura né canonica, ma innegabile. Il Cristo benedicente è, invece, un vissuto e terreno biker le cui dita intente in un simbolo da gang richiamano con delicatezza profana la benedizione del redentore. Il lavoro è stato realizzato appositamente per la Tosio Martinengo: entrerà nella collezione permanente dei Musei Civici.

Gli incontri e l’apertura
Gilden sarà a Brescia nei giorni del festival. Venerdì 27 marzo, alle 18, dialogherà con Denis Curti all’auditorium Santa Giulia e il giorno dopo incontrerà le studentesse e gli studenti delle scuole superiori. Sempre il 27 marzo, primo giorno di apertura, l’ingresso alle sedi sarà gratuito. Dopodiché, varranno i costi dei biglietti singoli o integrati di Fondazione Brescia Musei, così come gli orari di apertura delle varie sedi.
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