Marino Marini se la ricorda come fosse ieri quella mano posata sulla spalla da Carlo Petrini, a Rezzato, il 13 febbraio 1987. «Mi sono sentito quasi un cavaliere antico: “Vai e governa", mi disse». Fu l’inizio dell’esperienza di Arcigola nel Bresciano. Quell’Arcigola che poi divenne Slow Food.
Identità
Cuoco, giornalista e storico della gastronomia italiana, oltre che tra i fondatori di Arcigola e dell’associazione internazionale Slow Food, Marini lega il suo ricordo a una stagione in cui il cibo iniziava a essere raccontato in modo diverso. Per Marini, Petrini aveva intuito prima di molti altri che gastronomia significava anche identità, territorio e «diritto al piacere». «Era un uomo di cultura, molto preparato. Il suo grande merito è stato trasformare il cibo in qualcosa che non fosse solo consumo».

Visionario
Quello che allora sembrava irrealizzabile, nel tempo è diventato realtà. «Quando parlava dell’Università di Scienze Gastronomiche nella Reggia Ducale di Colorno pareva una follia. E invece l’ha fatta davvero. Come Terra Madre. Ricordo ancora quando disse: convocheremo migliaia di contadini da tutto il mondo a Torino e li faremo ospitare da altri contadini. Le reazioni erano sempre le stesse: sei matto, non succederà mai. Invece è successo. Era un visionario, ma aveva idee chiarissime. E soprattutto aveva il coraggio di realizzarle». Secondo Marini, anche Brescia deve molto al lavoro culturale costruito da Petrini. «Abbiamo un patrimonio agricolo e gastronomico enorme. Qui esiste una tradizione agricola importante: la prima accademia agraria del mondo nacque proprio a Rezzato nel Cinquecento».
L’aneddoto
Ma più ancora delle idee, a colpirlo era la capacità di trascinare le persone. «Parlandogli si capiva subito che non era un atteggiamento costruito. Ricordo cene, discussioni, perfino rimproveri ai ristoratori. Chi l’ha capito davvero è cresciuto tanto». Negli anni, racconta, Petrini era riuscito a costruire relazioni ovunque.
L’ultimo ricordo personale risale a qualche anno fa e racconta molto di questa sua caratteristica. «Carlo mi telefonò dicendo che voleva andare a pranzo da Alberto Panciroli, libraio a Colorno. A tavola Panciroli disse che prima o poi avrebbe voluto invitare anche Sergio Staino, celebre fumettista ed ex direttore dell’Unità, e Carlo, dopo aver maneggiato qualche istante con il telefono, glielo passò: “Mettetevi d’accordo”. Era fatto così: umano, diretto, capace di creare relazioni».
Marini e gli altri della prima ora stavano pensando di ritrovarsi proprio quest’anno per celebrare i quarant’anni di Arcigola. «Volevamo fare una reunion a Terra Madre. Poi è arrivata questa notizia. Ed è un grande dolore».



