Cronaca

Carlo Petrini, «un rivoluzionario che credeva nelle relazioni»

Il ricordo di Lorenzo Econimo, referente di Slow Food TerreAcque bresciane: «Diceva sempre che non si può essere gastronomi senza essere ambientalisti, e viceversa»
Alice Scalfi
Carlo Petrini aveva 76 anni
Carlo Petrini aveva 76 anni

Le utopie possono trasformarsi in realtà. È questa, secondo Lorenzo Econimo, la lezione più concreta lasciata da Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food morto a 76 anni nella sua casa di Bra. Un pensiero che, anche nel Bresciano, continua a passare attraverso produttori, cuochi, biodiversità e territori.

«Petrini ha creato cose rivoluzionarie – racconta il referente di Slow Food TerreAcque bresciane –. Dal manifesto Slow Food firmato a Parigi nel 1989 fino a Terra Madre e all’Università di Scienze Gastronomiche. Ma ha sempre creduto nelle relazioni e nella collaborazione».

I ricordi

Per Econimo, cuoco professionista e docente di cucina, il primo incontro con il fondatore di Slow Food risale a una delle prime edizioni di Terra Madre, al Lingotto di Torino. «Mi aveva colpito vedere contadini, pescatori, produttori e cuochi arrivati da tutto il mondo. C’era un movimento incredibile, che faceva capire come davvero qualcosa fosse possibile».

Da allora il pensiero di Petrini è diventato anche un modo diverso di guardare al cibo e al proprio lavoro. «Diceva sempre che mangiare è un atto politico. Il suo concetto era quello di un cibo buono, pulito e giusto. E negli ultimi anni insisteva molto anche su un altro aspetto: per tutti».

Lo chef Lorenzo Econimo
Lo chef Lorenzo Econimo

Territori e persone

Secondo Econimo, uno dei lasciti più concreti di Petrini riguarda il rapporto con i territori e con le persone. «Anche nella nostra provincia il suo pensiero ha lasciato un segno forte. Le condotte bresciane lavorano sulla biodiversità, sui produttori e sui mercati della terra come quello di Padernello. Petrini ci ha insegnato a costruire reti».

Tra i ricordi personali, Econimo conserva una delle ultime edizioni di Terra Madre. «Era seduto in un angolo, tranquillo. Mi ha chiamato con un gesto e ha voluto sapere cosa stessimo facendo sul territorio bresciano. Era sempre disponibile al dialogo. E preferiva le persone. I presìdi nascono perché qualcosa non sparisca, ma il centro del suo lavoro erano sempre gli incontri umani».

I giovani

A partire dai giovani, dai quali per Econimo passa oggi una delle sfide più importanti lasciate dal fondatore di Slow Food. «Diceva che non si può essere gastronomi senza essere ambientalisti e viceversa. Per questo insisteva così tanto sull’educazione alimentare nelle scuole: la sua “utopia” ancora non del tutto compiuta, che ora spetterà a noi realizzare».

La prossima settimana Slow Food sarà a Brescia per la presentazione della Guida alle birre d’Italia, venerdì 29 maggio in Camera di commercio. «E lì – conclude Econimo – sentiremo ancora di più il fardello che ci lascia. Adesso tocca a noi continuare il percorso che lui ha aperto quarant’anni fa».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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