Cucina

I 14 ristoranti storici bresciani dove andare almeno una volta nella vita

Sono chic, oppure molto autentici, ma tutti hanno almeno 40 anni. Ecco un tour tra i locali insigniti del titolo di «Attività storica» da Regione Lombardia
Giulia Camilla Bassi
L'osteria La grotta a Brescia
L'osteria La grotta a Brescia

Alcuni locali negli anni cambiano nome, gestione, identità. Alcuni, invece, restano. A Brescia ci sono insegne della ristorazione che attraversano da decenni la vita della città: osterie, trattorie, pizzerie e ristoranti che sono dei veri pezzi di memoria urbana e che hanno resistito, generazione dopo generazione, portando avanti la propria tradizione culturale e gastronomica.

A riconoscerle come tali è Regione Lombardia, che da anni censisce e valorizza le attività storiche e di tradizione con l’omonima insegna: negozi, locali e botteghe artigiane capaci di dimostrare una continuità riconoscibile nel tempo: nome, sede, vocazione, clientela. Per entrare nell’elenco regionale servono almeno quarant’anni di attività continuativa, senza interruzioni significative. Ma il tempo, da solo, non basta. Contano la tenuta dell’insegna, la coerenza dell’identità, e quegli elementi tangibili che fanno di un locale qualcosa di più di un esercizio commerciale: arredi, attrezzature e radicamento nel tessuto urbano e sociale. Anche in città queste realtà popolano il centro e i quartieri limitrofi, disegnando la geografia della ristorazione più classica cittadina.

La mappa

La più longeva, tra le insegne cittadine legate alla ristorazione, è l’Osteria Al Bianchi, in via Gasparo da Salò, fondata nel 1899. L’indirizzo è sempre lo stesso, a pochi passi da piazza della Loggia, anche se nel tempo la gestione è passata più volte di mano.

Una veduta dell'osteria Al Bianchi in via Gasparo da Salò - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Una veduta dell'osteria Al Bianchi in via Gasparo da Salò - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Da cinquant’anni il locale è legato alla famiglia Masserdotti e oggi è Michele a portare avanti la tradizione familiare. Il Bianchi è rimasto uno di quei luoghi dove si va per un piatto della cucina locale, ma anche per un caffè, un bicchiere di vino o un aperitivo a base del celebre bertagnì, il baccalà in pastella diventato ormai un classico irrinunciabile del sabato (ma anche della domenica) in città.

Poco distante, nel caratteristico vicolo del Prezzemolo, l’Osteria La Grotta racconta invece un’altra storia. Prima di diventare un indirizzo gastronomico, infatti, quegli spazi ospitavano un deposito di legnami e carbone. È nel 1942, con l’oste di origini ebraiche Morando, che La Grotta comincia ad affermarsi come osteria, conquistando una propria identità non solo per la cucina, ma anche per l’atmosfera accogliente. I successivi cambi di gestione (tra cui l’ultimo, recentissimo) non ne hanno snaturato il carattere: restano gli arredi d’epoca, i tavoli e le sedie intarsiate in legno massello e l’eleganza sospesa degli ambienti.

Raffinato e legato all’idea del ristorante delle occasioni è La Sosta, in via San Martino della Battaglia, riconosciuta dalla Regione come «insegna storica e di tradizione top». Il ristorante, aperto il 10 giugno 1967 per iniziativa dei fratelli Santo e Giovanni Mazzolari, affonda però le radici in un luogo molto più antico: le vecchie scuderie del Palazzo Martinengo delle Palle, edificio del 1610. Anche il nome richiama quella funzione originaria, quando questi spazi servivano per la sosta di cavalli e carrozze.

Da allora La Sosta è diventata una delle tavole più rappresentative della città, scelta per pranzi importanti, cene di famiglia, battesimi, matrimoni e incontri di lavoro. Dalle sue sale sono passati anche ospiti illustri, da Mikhail Gorbaciov fino, più recentemente, a Quentin Tarantino. Nel 2025 il locale ha cambiato gestione: una nuova fase per un’insegna che resta profondamente legata al tessuto sociale cittadino.

Nel cuore del centro storico, in via Beccaria, c’è anche l’Antico Beccaria, attivo dal 1974. La posizione, tra piazza della Loggia e piazza Paolo VI, lo inserisce in una delle zone più dense di storia e attività gastronomiche della città. Anche gli ambienti richiamano questa vocazione: il mobilio riprende temi e trame di inizio Novecento, periodo a cui si fa risalire l’origine dell’attività, pur senza averne notizie certe.

Al limitare del centro storico, in via Spalto San Marco, il Ristorante San Marco è attivo dal 1965. Gestito da tre generazioni di donne, la continuità si legge anche negli interni: i trenta coperti della sala sono ancora quelli originali dell’apertura, mentre il bancone e l’arredo bar della prima stanza d’accesso sono rimasti inalterati dal 1974.

Il ristorante Locanda San Marco e le sue titolari
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Il ristorante Locanda San Marco e le sue titolari

Poco lontano dal centro, in via Luzzago, la Trattoria Vantini, nata nel 1979, prende il nome dall’omonima via in cui si trovava la sede originaria, prima del trasferimento nel 1994. Gestita storicamente dalla famiglia Lorandi, il menu propone i grandi classici della cucina bresciana, dai casoncelli alle tagliatelle, dai risotti al coniglio, in una formula che continua a legare la trattoria alle ricorrenze familiari, alle cene aziendali, agli incontri di comunità. Poco lontano, nel vecchio Borgo dei Poeti, in via Milano, la Trattoria 1960 è invece legata alla figura di Silvana Zanotti, chef premiata per la capacità di unire creatività, ricerca estetica e rivisitazione dei piatti tradizionali. La sua storia ai fornelli comincia proprio nel 1960, accanto alla madre Lidia Gatti, fondatrice dell’attività e figura storica della cucina bresciana. Un’altra storia di famiglia è quella del Ristorante Eden, nato nel 1966 per volontà di Bruno Codeluppi. Dopo la sua prematura scomparsa, nel 1970, la moglie Elide prende in mano la gestione, trasformando il locale in un punto di riferimento per la città. Anche qui la storia è fatta di continuità familiare e di spazi rimasti quasi invariati nel tempo.

Pizzerie, trattorie, birrerie

Ma tra i locali storici riconosciuti dalla Regione ci sono anche alcune delle pizzerie più amate della città. La Pizzeria Da Ciro, in via Cacciadenno a Mompiano, nasce nel 1975, quando la Cooperativa Lavoratori e Combattenti affitta il ristorante della propria sede a Ciro D’Orso, salernitano di nascita e bresciano d’adozione. Quegli spazi ampi, pensati in origine per ospitare riunioni e comizi, diventano negli anni il tratto distintivo del locale: tavolate, convivialità, gruppi, famiglie. Una storia di ristorazione, ma anche di trasformazione di uno spazio in un luogo della socialità cittadina, ancora vivo e partecipato.

L'interno della pizzeria Da Ciro - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
L'interno della pizzeria Da Ciro - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it

Un altro classico della pizza in città è La Pastorella, in via Lunga, attiva dal 1983. Il locale è ospitato in uno stabile storico del 1686, tutelato dalla Soprintendenza, e conserva elementi architettonici di pregio. Anche la pizzeria Al Serbatoio nasce da una storia particolare. Marco Ruocco, dopo una lunga esperienza nella ristorazione italiana a Londra, nel 1976 torna a Brescia e apre con la moglie Carmela un locale tutto loro. Il nome deriva dalla grande cisterna costruita a fine Ottocento sul Ronco Montagnola, che portava l’acqua dalla fonte di Mompiano ai piani alti dei primi palazzi cittadini.

Salendo sui Ronchi, la Trattoria Briscola affonda invece le radici in una storia più antica della sua fondazione ufficiale, avvenuta nel 1981 con Maria Teresa Minessi. Durante la Grande Guerra, gli sfollati trovarono rifugio in questa zona, dove i cosiddetti «roncari» offrivano piatti semplici preparati con prodotti dell’orto e carni da cortile. Da quella tradizione nacquero i «licinsì», antenati dei moderni agriturismi e ancora oggi parte dell’anima della trattoria. Casoncelli fatti a mano, materie prime del territorio e atmosfera rustica continuano a raccontare quella vocazione conviviale nata sul monte cittadino.

Un capitolo a parte merita la Birreria Wührer, che lega la ristorazione alla storia industriale della città. Franz Xavier Wührer già nel 1829 si affermò come fabbricante e commerciante di birra, con l’apertura di una piccola fabbrica (la più antica d’Italia) nell’odierna via Trieste. Nel 1889 il figlio Pietro Senior fece costruire un nuovo stabilimento in Bornata, moderno e attrezzato, capace di esportare anche nelle province vicine. Ma è negli anni Settanta che nasce il locale birreria come oggi lo conosciamo con i lunghi banconi, gli spillatori, le vetrate, i tavoli in legno. Si dice che proprio qui che gli italiani scoprirono per la prima volta il piacere di un’inedita (allora) accoppiata che sarebbe diventata un classico: pizza e birra.

Infine, l’Antica Trattoria del Ponte, in via Indipendenza a Sant’Eufemia, racconta una Brescia quasi scomparsa. Nata nel 1908 come locanda e affittacamere, deve il nome al ponte che un tempo attraversava il naviglio davanti al locale. Oggi quel corso d’acqua scorre sotterraneo, ma la memoria resta nel nome e nelle immagini dietro il bancone. L’immobile, risalente al Seicento, conserva porte e finestre antiche, colonne, lavelli in marmo, camini utilizzati un tempo come focolai, soffitti in legno e la tettoia dell’antico lavatoio. Per anni fu gestita dalla famiglia Cassavago; Maria, detta «la cattiva», era considerata una figura quasi leggendaria, nota per la cucina casereccia e per modi tutt’altro che convenzionali. Dal 2011 la trattoria è guidata dagli attuali titolari Alessandro e Valentina, che hanno scelto di portare in tavola la più tradizionale cucina toscana.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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