È stato fermato su disposizione della Procura di Milano Youssef Siher, il ricercatore trentenne italiano di seconda generazione cresciuto a Mazzano, ritenuto dagli inquirenti la «mente» del Movimento 17 ottobre, legato agli scontri avvenuti lo scorso fine settimana nel centro del capoluogo lombardo.
Le ipotesi di reato sono istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, fattispecie prevista dall'articolo 420 bis introdotto dal nuovo decreto legge.
Siher è considerato l'amministratore della pagina Instagram e del gruppo Telegram Movimento 17 ottobre. Alle spalle ha un percorso che intreccia formazione accademica, ricerca geopolitica e collaborazioni giornalistiche. E un legame appunto con Brescia.
Dal liceo di Salò all'università di Milano
Dopo il diploma al liceo Fermi di Salò, Siher si è laureato in Scienze umanistiche per la comunicazione all'Università degli Studi di Milano, dove è stato anche componente del Senato accademico e presidente degli studenti universitari musulmani.
Ha poi frequentato il corso magistrale in Scienze politiche e di governo, approfondendo in particolare la storia del Nord Africa e del Medio Oriente, il linguaggio politico, la geopolitica e i movimenti islamici.
Nel suo curriculum figura anche un'esperienza all'Ispi, l'Istituto per gli studi di politica internazionale, come ricercatore tirocinante nell'Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa. Una collaborazione risalente al 2024 e conclusa nello stesso anno, come precisato dall'istituto.

Accanto alla ricerca, il trentenne ha avuto esperienze nel giornalismo. Ha collaborato con il Fatto Quotidiano, dopo un periodo di stage, ma non scriverebbe più per la testata da circa un anno e mezzo. Per il Foglio ha invece firmato un solo articolo, nel 2022. Ha lavorato anche come assistente di biblioteca all'Università Statale di Milano e come rider per Glovo.
L'attivismo per la Palestina
Da tempo impegnato nelle manifestazioni a sostegno della causa palestinese, Siher ha espresso pubblicamente posizioni critiche nei confronti delle istituzioni italiane per il loro rapporto con Israele.
Nel luglio 2025, durante una protesta contro il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv, aveva rivendicato il diritto di manifestare contro quella che definiva la «complicità nel genocidio a Gaza e in Palestina» delle istituzioni italiane, anche locali.
Sui social aveva pubblicato numerosi interventi sulle mobilitazioni pro Palestina. Dopo le proteste alla Stazione Centrale di Milano del 22 settembre 2025 aveva scritto: «Arriverà il giorno in cui romperemo quel muro di vetro dietro il quale vi nascondete».
Il suo attivismo si è esteso anche al dibattito politico sul Marocco, paese d'origine della famiglia. Lo scorso settembre aveva commentato su Facebook le proteste della cosiddetta Generazione Z, individuando nella struttura del sistema politico ed economico marocchino le cause profonde del malcontento giovanile.
Ora il suo nome è al centro dell'inchiesta della Procura di Milano sugli scontri dello scorso fine settimana. Le responsabilità contestate al trentenne sono ancora oggetto di accertamento.



