«Una condotta istigatrice realmente efficiente ed efficace a spronare le persone e indurle a commettere fatti illeciti». È la valutazione del pubblico ministero di Milano che, in un atto di 12 pagine, ha disposto il fermo di Youssef Siher, 30 anni, nato a Gavardo e residente a Mazzano, accusato di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo nell’ambito dell’inchiesta sul Movimento 17 ottobre, nato online dopo gli scontri e i saccheggi del 17 e 18 ottobre a Milano.
Nel provvedimento, il pm ricostruisce il ruolo che Siher avrebbe avuto nella gestione dei canali social del movimento, attraverso Instagram e Telegram, contestandogli la pubblicazione di messaggi di incitamento alla violenza e la diffusione di indicazioni operative per le manifestazioni del 24 ottobre.
«Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove», si legge in uno dei post pubblicati su Instagram. E ancora: «Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame».
È soprattutto sul gruppo Telegram che si concentra una parte rilevante degli accertamenti. Secondo il decreto, il canale contava 6.153 iscritti ed era articolato in sezioni dedicate a diverse città italiane. Tra i contenuti contestati figura anche un documento intitolato «Rivoluzione, istruzioni per l’uso», pubblicato il 22 ottobre e descritto dagli inquirenti come una guida alle modalità di organizzazione delle proteste e alla gestione degli eventuali scontri con le forze dell’ordine.
Il pubblico ministero sottolinea che il gruppo avrebbe assunto una funzione organizzativa, con indicazioni per i concentramenti nelle piazze e messaggi destinati a coordinare i partecipanti. Nel provvedimento si evidenzia inoltre che, attraverso l’analisi del computer sequestrato a Siher, gli investigatori avrebbero individuato due messaggi programmati per comunicare i luoghi di ritrovo. Il loro invio, secondo la ricostruzione contenuta nel decreto, sarebbe stato bloccato grazie all’intervento della Polizia postale, impedendo così che il piano ipotizzato dagli inquirenti venisse portato a termine.
«Il complessivo assetto creatosi ha certamente facilitato il Siher a rendere concreti i suoi intenti istigatori», scrive il pm, secondo cui l’attività online avrebbe potuto spingere gli utenti a commettere reati contro l’ordine pubblico. L’accusa di aver agito con finalità di terrorismo viene motivata anche con il clima di paura che, secondo il magistrato, si sarebbe diffuso dopo i disordini, inducendo alcuni commercianti a chiudere i negozi o a predisporre barriere di protezione.
Nel corso degli accertamenti informatici, gli investigatori avrebbero inoltre trovato sul computer un file Pdf con il titolo «Rivoluzione, istruzioni per l’uso», in parte simile al documento diffuso su Telegram. Il testo, secondo il decreto, descriveva le fasi di una mobilitazione collettiva contro il governo, comprendendo anche indicazioni sull’abbigliamento, sull’attrezzatura da portare e sulle modalità di reazione durante gli scontri.
Siher, cittadino italiano, è stato rintracciato a Milano dopo che, secondo il provvedimento, non era stato trovato nella sua abitazione nel Bresciano. Nell’appartamento si trovava con la moglie Sagia Hammoud e altre due donne. Anche la moglie viene indicata nel decreto come amministratrice del gruppo Telegram ed è coinvolta nella contestazione relativa alla presunta istigazione a delinquere.




