Cronaca

Visite ed esami, 6mila volte al mese c’è qualcuno che non si presenta

È il problema del «no show»: chi non disdice 48 ore prima paga lo stesso il ticket
Regione Lombardia si sta attrezzando per combattere il «no show» © www.giornaledibrescia.it
Regione Lombardia si sta attrezzando per combattere il «no show» © www.giornaledibrescia.it

La percentuale (5,67%) non rende molto l’idea. Meglio utilizzare i numeri: ogni mese nelle strutture dell’Asst Spedali Civili saltano seimila appuntamenti perché i cittadini che li hanno fissati non si presentano. È il cosiddetto «no show», fenomeno ben noto a livello nazionale che – insieme, ad esempio, alla difficoltà di reperire personale con alcune specializzazioni, all’inappropriatezza prescrittiva e ad altri fattori – grava sulle liste d’attesa.

In Lombardia lo si sta affrontando con più strategie: una consiste nel far pagare comunque il ticket al cittadino che non disdice la prenotazione entro 48 ore prima, anche se è esente. Questo perché chi occupa un posto per nulla crea un danno al sistema e non permette ad altri di svolgere la visita o l’esame al posto suo. Funziona così: chi non si presenta riceve l’invito a pagare il ticket, alla prima richiesta segue un sollecito, quindi la palla passa all’Agenzia delle Entrate. Ovviamente il cittadino può rispondere giustificandosi (per esempio se quel giorno era in pronto soccorso altrove). Ma se la sua difesa non regge deve pagare, pure - come dicevamo - se possiede l’esenzione.

Il messaggio

Conosce bene la questione il direttore generale dell’Asst Spedali Civili Luigi Cajazzo che nel sottolineare l’importanza di «difendere il Servizio sanitario nazionale nei suoi valori di universalità» invita ciascuno a fare la propria parte anche perché quando un posto si libera nei tempi corretti viene immediatamente assegnato a un’altra persona. «Come Asst – aggiunge Cajazzo – cerchiamo continuamente di migliorare in termini di tempi di attesa, sensibilizziamo e formiamo i nostri operatori e gestiamo le procedure di riallineamento». Ossia le richieste di prestazioni di specialistica ambulatoriale di primo accesso che, non avendo trovato un risposta immediata agli sportelli dell’Asst, seguono il percorso di tutela.

Se, infatti, la disponibilità nei tempi stabiliti dalla classe di priorità indicata nella prestazione non viene individuata subito, «i nostri operatori, che devono gestire un gran numero di chiamate, sono tenuti a invitare il cittadino a recarsi all’Urp o a inviare una mail, sempre all’Urp, affinché venga trovata una soluzione nel territorio di Ats Brescia», spiega Giovanni Poggialini, direttore della Gestione operativa dell’Azienda socio-sanitaria territoriale Spedali Civili. «Le richieste, in tal senso, sono aumentate – rivela Cajazzo –. Non perché la situazione è peggiorata, bensì perché sono sempre di più i cittadini che conoscono i propri diritti».

A gennaio sono state 250, a febbraio 326, a marzo 378, in questi primi giorni di aprile 104. Poggialini assicura che «in vario modo riusciamo a risolvere tutti i casi senza ricorrere alla libera professione, il cui costo non sarebbe comunque a carico dell’utente».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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