Dalla devastazione del 20 agosto alla possibilità di trasformare il Vallaro in un laboratorio di ricerca internazionale, dove studiare le colate detritiche e, nel giro di qualche tempo, riuscire a prevederle con giorni oppure ore di anticipo. Il torrente di Vione, che il 20 agosto scorso ha provocato danni milionari e costretto decine di persone a lasciare le loro case, è finito sotto la lente del Consiglio nazionale delle ricerche e ha attirato persino l’interesse del Politecnico federale di Zurigo, tra le più prestigiose università al mondo.
I rilievi
Il Cnr, attraverso l’Autorità di bacino del Po e il coinvolgimento di ricercatori Cnr di Padova e dell’Università di Trento, è stato in alta Valcamonica nei giorni scorsi per avviare i rilievi e ricostruire così quanto accaduto. Fondamentale, per questo progetto, la possibilità di confrontare i dati raccolti nelle ultime settimane con quelli pre-alluvione, gli ultimi dei quali risalenti al mese di luglio. L’obiettivo è perfezionare un modello di simulazione molto simile alla realtà.
«Le prime simulazioni, realizzate senza disporre dei rilievi successivi al 20 agosto, hanno riprodotto al 90 per cento quanto realmente accaduto – spiega l’assessore MauroTestini –. Ora vogliamo affinare ulteriormente il sistema, nella prospettiva di riuscire un giorno ad anticipare questi eventi».

Dalla Svizzera
Anche il Politecnico di Zurigo ha manifestato interesse a utilizzare il bacino del Vallaro come caso di studio. La conformazione della valle, con dislivelli importanti concentrati in un ambito circoscritto, offre condizioni particolarmente interessanti per la ricerca. I contatti sono ancora preliminari, ma l’ambizione è sviluppare strumenti capaci di riconoscere i segnali di una colata con un certo anticipo.
Intanto il Comune di Vione sta valutando un potenziamento del monitoraggio, con degli innovativi sensori, a forma di bottone, da applicare alle rocce per misurarne le variazioni di temperatura, considerate un possibile fattore di segnalazione dell’innesco dei fenomeni. La notte precedente l’alluvione di fine agosto, infatti, sarebbe stato registrato un aumento di circa un grado delle rocce.



