Cronaca

A Vione dopo il restauro il Redentore torna all’antico splendore

L’intervento ha riguardato coperture, interni, pavimenti e stabilità dell’edificio
Giuliana Mossoni
Il Redentore oggetto di un intervento da 200mila euro
Il Redentore oggetto di un intervento da 200mila euro

Più di 120 persone, tra residenti di Canè e Vione, hanno partecipato domenica alla riapertura del santuario del Santissimo Redentore, restituito alla comunità dopo un articolato intervento di restauro da oltre 200mila euro. Un momento atteso, che ha permesso di tornare in uno dei luoghi simbolo dell’alta Valcamonica, lungo l’antica strada che collega Vione alla frazione di Canè.

L’edificio sorge su una piccola santella votiva, ricordata già nei primi anni del Quattrocento. La tradizione lega la nascita del santuario a un’immagine del Signore portata da alcuni pastori di ritorno dall’alpeggio di Valzeroten e ritrovata nel luogo dove sarebbe poi sorta la chiesa. L’intervento ha permesso di affrontare umidità di risalita, intonaci deteriorati, sali sulle pavimentazioni, fessurazioni nelle volte e cementi poco compatibili con la struttura storica.

L’intervento

Le opere hanno interessato sia gli interni sia gli esterni, con il rifacimento degli intonaci mediante malte a base di calce, il recupero delle pareti e delle volte, la sistemazione della pavimentazione e dei sistemi di aerazione, il controllo della copertura e degli scarichi delle acque meteoriche e il restauro delle colonne in larice. L’inaugurazione è stata anche il punto d’arrivo di un impegno collettivo; al progetto hanno contribuito la Regione e la fondazione Comunità bresciana, insieme a parrocchie, Comune, Vicinia, tanti volontari, il gruppo alpini e altre realtà locali.

«La riapertura di questo santuario così simbolico per noi – afferma l’amministratore vionese Mauro Testini – consegna alla comunità non soltanto un edificio restaurato, ma anche un frammento della propria identità. Il Redentore torna a essere luogo di culto e incontro, pronto ad accogliere residenti, fedeli e visitatori nel segno di una devozione che attraversa i secoli. Grazie a chi si è dato da fare, sostenendo la raccolta fondi e le diverse fasi dell’intervento».

Particolare attenzione è stata riservata alla stabilità dell’edificio, date le evidenti fessurazioni sugli archi e delle volte, su una catena lignea interrotta e una lesione verticale sulla facciata. Il santuario è del Seicento e la navata ottagonale fu aggiunta nel 1744; il più antico tra gli ex voto è del 1696, ma la prima menzione ufficiale è in una visita pastorale del 1777.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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