Vinitaly, il vino bresciano resiste alla crisi e si rilancia sul mercato

La 58esima edizione di Vinitaly inaugurata ieri a Verona ripaga le attese delle aziende vitivinicole bresciane con presenze da record in quella che si conferma la migliore vetrina del vino italiano. In uno scenario economico e geopolitico molto complesso, Vinitaly, non solo per le 73 aziende bresciane in esposizione, si conferma per il mondo del vino italiano come il punto di riferimento da cui ripartire con slancio conciliando la voglia di crescere con le nuove domande di consumo.
Infatti, non è più un segreto che il sistema del vino italiano stia attraversando un momento di crisi e ormai il solo richiamo al made in Italy non è più sufficiente a conquistare nuove fette di mercato. Lo scenario è davvero complesso, sebbene il sistema del vino bresciano soffra decisamente molto meno rispetto ad altre aree geografiche del nostro Paese storicamente vocate alla coltivazione della vite. Ma a problemi complessi esistono solo soluzioni complesse.
In fin dei conti ci sono le nuove generazioni che sembrano non più interessate al consumo di vino; i prezzi di vendita del vino spesso vengono considerati dai consumatori troppo elevati se non addirittura spropositati rispetto alla capacità di spesa; c’è ormai una predilezione strutturale nei consumi per i vini bianchi, abbinabili ai cocktail, rispetto a vini rossi di meditazione; una concorrenza estera di vini che hanno sempre più qualità a prezzi abbordabili. Inoltre, c’è da prendere coscienza, visto che anche Vinitaly gli ha dedicato per la prima volta un intero stand, che il vino dealcolato non è solo una moda, ma è di fatto uno stile di vita favorito in parte anche dal nuovo codice della strada.
Fiducia
La fiera di Verona potrà, da qui a mercoledì, dare risposte alle aspettative dei produttori di vino bresciani che non perdono la fiducia, ma anzi hanno ancora voglia di rilanciare la sfida al cambiamento. «Certamente ci troviamo in un mondo che cambia ed evolve in complessità – spiega Enrico Caruna, produttore con oltre 30 ettari vinificati a Franciacorta – ma dobbiamo restare ottimisti e l’affluenza qui a Vinitaly è la dimostrazione che la strada intrapresa della qualità dei nostri vini è giusta e indiscutibile. Con la qualità si può fronteggiare qualsiasi momento di difficoltà e la presenza di tantissimi operatori stranieri ci fa ben sperare per il futuro del nostro territorio».
Turismo
E infatti questa edizione del Vinitaly promuove come non mai il binomio turismo e vino (e territorio). Un esempio vincente di enoturismo è quello dei vini rosati della Valtenesi. «Qui a Vinitaly raccontiamo il vino ma soprattutto il legame con la nostra terra del Garda – conferma Giovanni Avanzi storica cantina di oltre 350mila bottiglie prodotte all’anno – perché sia gli operatori sia i consumatori vogliono conoscere la qualità del vino partendo dalle radici storiche da cui ha origine. Il turismo è certamente un volano per le vendite all’estero e il nostro rosato è stata una scoperta sempre più premiata e riconosciuta».
Il nostro Paese ha prodotto lo scorso anno la cifra record di oltre 47 milioni di ettolitri di vino registrando però il livello di invenduto storico in cantina di circa 37 milioni di ettolitri. Un valore preoccupante perché i consumi di vino sono in generale in calo e l’export è in contrazione. Per fortuna il sistema del vino bresciano resta in controtendenza al dato nazionale. Ed il Lugana ne è un esempio eclatante visto che la quota delle esportazioni verso i Paesi dell’Unione europa, con in testa la Germania, resta molto sostenuto ed in molti casi oltre al 50 per cento della produzione.
Qualità
«Penso che il vino bresciano abbia la forza di dimostrare anche quest’anno a Vinitaly la propria qualità e la voglia di crescere – spiega Andrea Peri dell’omonima azienda di Castenedolo che produce centomila bottiglie di vino all’anno – confrontandosi con la nuova realtà di un mercato complesso e fatta da consumi ridotti e diversificati. Occorre ripartire dal territorio e dall’uva, lasciando spazio a enologi e ad agronomi perché il cambiamento climatico ha degli effetti negativi che non possiamo più trascurare anche in termini di capacità di contrastarli».
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