Cronaca

«Da Che Guevara a una testa di sedano»: De Luca ironizza su Youssef Siher

L’ex governatore campano ha preso di mira il giovane chiamandolo «mezza pippa». In un altro post ha poi difeso la decisione della gip di Milano di liberarlo e definito «intollerabili» i suoi messaggi online
Il video di Vincenzo De Luca sui suoi social network
Il video di Vincenzo De Luca sui suoi social network

Il paragone con Che Guevara, la «testa di sedano», i «baffetti a coda di topo» e il ritratto di un giovane «denutrito, deperito, emaciato, macilento». Vincenzo De Luca sceglie l’ironia – un’ironia che che sfocia però nel denigratorio – per parlare di Youssef Siher, il giovane finito al centro delle cronache per i messaggi e il gruppo Telegram legato alle manifestazioni contro il carovita, liberato su decisione della gip di Milano. In due interventi sui social, l’ex presidente della Regione Campania alterna battute sarcastiche, paragoni letterari e commenti sull’aspetto fisico del ragazzo, prima di soffermarsi anche sulla decisione della magistratura.

Il paragone con il Che

Il primo intervento è quello dai toni più pungenti. De Luca racconta di aver immaginato, alla notizia dell’individuazione della persona che diffondeva online messaggi e incitazioni alla violenza, di trovarsi davanti a una sorta di capo guerrigliero. Poi, però, è arrivata l’immagine di Siher. E qui comincia la sequenza di battute: «Ci si presenta Youssef. Cioè abbiamo visto, come dire, una testa di sedano, diciamo così, dietro una faccia da pirla, con due baffetti a coda di topo appesi al nulla».

L’ex governatore prosegue prendendo di mira la corporatura del giovane, che definisce «denutrito, deperito, emaciato, macilento». Un’immagine che, a suo dire, non corrisponde affatto a quella del rivoluzionario che si aspettava di trovare. Da qui il paragone con Che Guevara, evocato attraverso il ricordo della sua immagine e delle note di «Hasta Siempre»: «Siamo passati da Che Guevara a Youssef. Ci dobbiamo definitivamente convincere che i tempi sono cambiati. Non solo non ci sono più le mezze stagioni, ma non ci sono più neanche i rivoluzionari: abbiamo queste mezze pippe».

L’avvertimento ai ragazzi

L’ironia di De Luca non si ferma alla caricatura fisica. Dopo aver commentato con soddisfazione la liberazione di Siher, aggiunge un avvertimento: «Come rivoluzionario è una mezza pippa, ma questo non vuol dire che non sia un soggetto pericoloso». Per spiegare il senso della provocazione, tira in ballo Rosario Chiarchiaro, il personaggio della novella «La patente» di Luigi Pirandello, evocando il suo presunto «potere occulto». «Youssef, da come l’ho visto io, è uno degli eredi, dei nipotini di quel personaggio», dice, prima di rivolgersi direttamente ai giovani: «Non lo invitate alle manifestazioni. Con questo passate un guaio, è sicuro».

Sul provvedimento

Nel secondo intervento De Luca torna sulla vicenda, questa volta con toni più istituzionali, per affrontare la decisione del gip di Milano. La posizione è netta: il provvedimento di liberazione va rispettato. L’ex presidente della Campania distingue infatti tra la diffusione di contenuti che giudica gravemente irresponsabili e la sussistenza di prove sufficienti per contestare specifici reati, in particolare quello di terrorismo.

«La scelta da fare era molto semplice, per ridurci all’essenziale: se condannare per imbecillità e per irresponsabilità un giovanotto, o perché responsabile in maniera chiara di reati e delitti precisi», afferma. E aggiunge che, in assenza di prove certe, «non si va in galera». Se non è stato dimostrato un legame diretto con il terrorismo, sostiene De Luca, la decisione del magistrato deve essere accettata. 

De Luca richiama poile preoccupazioni di una parte del Paese, delle forze dell’ordine e del mondo del commercio, condannando furti, aggressioni ai negozianti e attacchi contro poliziotti, carabinieri e finanzieri impegnati nei servizi di ordine pubblico. Infine, sottolinea come i social abbiano modificato anche le modalità con cui possono essere alimentati disordini e aggressioni, rendendo più insidiosa la diffusione di messaggi violenti. La conclusione torna a essere un giudizio durissimo su Siher: «La quantità di bestialità che ha scritto online questo signore è veramente intollerabile. Intollerabile».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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