L’ippovia di Villa Carcina finisce in archivio. Il Comune ha rinunciato al contributo regionale da circa 380mila euro dopo mesi di tentativi per raggiungere un accordo con i proprietari dei terreni attraversati dal tracciato. A far naufragare il progetto è stato soprattutto il mancato via libera di una parte dei privati, tra i quali diversi cacciatori da capanno, contrari alla prospettiva di un maggiore passaggio di persone nei boschi.
Il progetto
L’intervento faceva parte di un progetto più ampio sulla mobilità dolce che coinvolge anche altri comuni della bassa Valtrompia, nato da un bando regionale da oltre 2 milioni di euro che i Comuni avevano «spacchettato» individuando ciascuno un’opera sul proprio territorio. Villa Carcina aveva così recuperato un progetto da tempo nel cassetto: realizzare un percorso montano in continuità con Concesio e, in prospettiva, con gli altri tracciati della valle, evitando per quanto possibile le strade asfaltate e attraversando alcune delle zone naturalistiche più interessanti del territorio.
«L’abbiamo chiamata ippovia perché questa tipologia era prevista dal bando, ma non sarebbe stata una strada riservata ai cavalli – spiega l’assessore ai Lavori pubblici Gianmaria Giraudini –. L’obiettivo era creare un percorso frequentabile da tutti e riportare le persone in montagna, visto che molti boschi oggi sono poco vissuti e in alcuni casi abbandonati».
Una strada multifunzione, dunque, che avrebbe avuto anche un ruolo sul fronte della sicurezza. Il tracciato sarebbe infatti servito come pista tagliafuoco e per consentire un accesso più agevole ai mezzi in caso di incendio, oltre a prestarsi ad altre attività, dall’escursionismo all’onoterapia. Il progetto aveva ottenuto il via libera della Regione, ma a Villa Carcina si è scontrato con una difficoltà che gli altri Comuni coinvolti hanno incontrato in misura minore: la frammentazione delle proprietà.
I limiti
Il percorso avrebbe attraversato oltre 70 terreni privati e per procedere serviva il consenso dei titolari, chiamati a concedere il passaggio per circa vent’anni, mentre la gestione e la manutenzione della strada sarebbero state affidate alla Comunità montana. «Per quattro o cinque mesi abbiamo cercato di convincere tutti – prosegue Giraudini –, ma un gruppo di proprietari non ha voluto concedere l’utilizzo pubblico, anche per il timore della presenza di persone e del disturbo alle attività venatorie».
Nel frattempo sono aumentati anche i costi dell’opera e, di conseguenza, la quota che avrebbe dovuto mettere il Comune, rendendo sempre più difficile coprire le risorse mancanti. Sul tavolo sarebbe rimasta anche la possibilità di procedere con gli espropri, strada che l’Amministrazione ha però deciso di non percorrere. «Ci abbiamo provato in tutti i modi – conclude Giraudini –. Quando alcuni proprietari hanno annunciato l’intenzione di rivolgersi agli avvocati e impugnare gli atti abbiamo scelto di fermarci».



