Cronaca

Il varano resta libero tra i campi: «Non cercatelo e non avvicinatelo»

L’esperto Alberto Casartelli ricostruisce caratteristiche, abitudini e possibili origini del rettile avvistato tra Montichiari e Calcinato
Giulia Bonardi
Il varano avvistato a Montichiari
Il varano avvistato a Montichiari

La notizia degli avvistamenti di un varano nella campagna monteclarense al confine con Calcinato sta destando emozioni contrastanti, tra chi è preoccupato, chi è incuriosito e chi si butta sull’ironia. Ad ogni modo, dopo l’annuncio dell’ordinanza del sindaco sul divieto di circolare a piedi nella zona individuata e la mobilitazione delle autorità competenti per provare a rintracciare l’animale, è lecito chiedersi quali siano le caratteristiche del varano, da dove può provenire e se sia pericoloso.

Quindi abbiamo intervistato il dottor Alberto Casartelli, noto veterinario della Brianza esperto di animali da zoo, che era stato contattato anche da Massimo Zanardelli, ossia l’agricoltore che poco più di una settimana fa ha chiamato il 112.

Dottor Casartelli, di che animale stiamo parlando?

«Dalla fotografia non è semplice stabilire la sottospecie, ma penso sia un varano del Nilo. Escludo che possa essere un tegu argentino, ipotesi circolata. È un rettile diurno, predatore, che, nei campi, potrebbe sfamarsi con topi, carcasse di animali, uccelli, ma, visto che sembra essere di 1,3-1,5 metri, anche con galline. È opportunista: mangia ciò che trova. Certamente il caldo attuale è la sua temperatura ideale, così come è ideale la presenza dell’acqua di canali, di cui ha bisogno, anche se non ci vive. In potenza, potrebbe fare 5-6 chilometri al giorno, ma non è nella sua natura andare in giro, a meno che debba cercare del cibo o sia disturbato».

È pericoloso?

«Sono considerati animali pericolosi, ma, capiamoci, non divorano la gente ed è difficile che affrontino prede molto più grandi di loro. Però, certamente, non va cercato e non va provocato o avvicinato, perché potrebbe mordere, ha denti aguzzi e una bocca, come di consueto, piena di batteri. Per quanto riguarda ipotetiche ghiandole con tossine, la questione è dibattuta, non riguarda tutte le sottospecie, e, comunque, spesso, a quelli in cattività, le rimuovono. Di norma, non sono velenosi. Partiamo dal presupposto che è un varano in cattività, dunque è probabile che dall’uomo abbia ricevuto cibo: mi è stato riferito che si è avvicinato deciso a chi lo ha avvistato, forse è per questo».

Ma da dove potrebbe provenire?

«Deve essere un animale fuggito o, ipotesi che ritengo più probabile, liberato da chi lo deteneva e voleva disfarsene perché magari diventato piuttosto grande e dunque non facile da gestire. Generalmente non sono accolti nemmeno in zoo o strutture, perché si opta per gli alligatori. In Italia sono animali proibiti; sono consentiti solo in alcuni Paesi europei».

Ma come si può prendere e intercettare?

«Innanzitutto con l’arrivo del freddo tende a non muoversi più diventando più intercettabile, inoltre, alle temperature dell’inverno, non sopravviverebbe. Per prenderlo adesso, sono utili droni e fototrappole nelle zone dove non c’è il mais. Sono stato contattato da autorità per consigli sulle esche da inserire nelle gabbie e non è facile stabilirlo perché non sappiamo a cosa si sia abituato ora. Ad ogni modo, si può provare a pasturare».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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