Cronaca

Caso UniBs, nei questionari anonimi 13 episodi di violenza sessuale

Un'indagine interna rivela che una persona su tre ha subito molestie. Nel mirino anche i docenti, ma le denunce sono meno dell'1%
Antonio Borrelli

Antonio Borrelli

Giornalista

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UniBs, uno su tre dichiara molestie in ambito accademico

Il caso del docente di Ingegneria, accusato di molestie da studenti ed ex studenti, ha aperto un vero e proprio vaso di Pandora sulle discriminazioni che si consumano all’interno delle mura dell’Università degli Studi di Brescia.

Lo sanno bene i vertici dell’Ateneo, che nell’indagine conoscitiva sulla violenza di genere e le molestie realizzata tra il 2023 e il 2025 si sono ritrovati di fronte uno scenario difficile da accettare: in base ai 2.456 questionari validati tra studenti e studentesse e ad altri 556 tra personale docente e tecnico-amministrativo, una persona su tre ha dichiarato almeno un episodio di molestia subita in ambito universitario. In due casi su tre le molestie sono perpetrate da parte di altri studenti, ma in un caso su tre ad abusare della propria posizione sono i docenti.

Le risposte

Ed è forte proprio la componente gerarchica: dalle risposte, chi commette questi atti è spesso più anziano e in posizione superiore. Tra le risposte c’è di tutto: molestie a sfondo sessuale e sessista come scherno, discredito legato al genere, abbracci e carezze non richiesti.

Al vertice del climax di gravità compare anche la violenza sessuale. A dichiarare di averla subita in ambito accademico sono 13 persone: sei ragazze, cinque ragazzi e due persone di genere non definito.

La protesta in UniBs © www.giornaledibrescia.it
La protesta in UniBs © www.giornaledibrescia.it

Un’ombra che preoccupa i vertici dell’Ateneo, che però si trovano di fronte una montagna difficile da scalare: essendo le risposte anonime, non è possibile sapere se all’autorità giudiziaria siano state presentate anche denunce sulle violenze sessuali subite «in ambito universitario, frequentando persone legate all’università» (come si legge nella domanda fornita sui questionari). Anche perché la Commissione di genere ha già evidenziato un’importante sproporzione tra le dichiarazioni fornite e le segnalazioni arrivate, pari a meno dell’1%.

I commenti

«C’è grande sfiducia su tutti gli strumenti disponibili» rivela Mariasole Bannò, autrice dell’indagine e componente della Commissione. Ad ammettere che «l’Ateneo è risultato debole sulla comunicazione e sull’intercettazione di questi fenomeni» è anche la prorettrice vicaria Adriana Apostoli, che però assicura: «Ogni segnalazione è vagliata e per tutti i casi vengono vagliati procedimenti disciplinari».

Sulle prospettive future il rettore Francesco Castelli dice sicuro: «La nostra università è sensibile alla tematica e condanna in modo assoluto atti inaccettabili, contrari ai nostri valori. L’Ateneo deve rimanere un luogo in cui nessuno teme di denunciare, nessuno teme ritorsioni, nessuno è lasciato solo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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