Uncem: «In montagna non c’è nessun rischio overtourism»

Una bufera sta soffiando sulle montagne italiane. Dalle code lungo i sentieri ai bivacchi presi d’assalto, il fenomeno dell'overtourism sta assumendo, spinto anche dal massivo uso dei social, dimensioni sempre più preoccupanti. O almeno questo è quello che pensano alcuni. Stando infatti all’Uncem, l’Unione nazionale Comuni e Comunità enti montani, sulle vette e lungo le creste nazionali non c’è nessuna emergenza.
Il presidente
«È a nostro giudizio sbagliato parlare di overtourism nella montagna - conferma il presidente Marco Bussone -. Possiamo piuttosto discutere di picchi in alcuni periodi dell’anno, di aumento di flussi in determinati giorni e in poche aree. È invece necessario parlare di limiti, prima di tutto di chi affronta i territori per motivi ludico-sportivi».
Ecco quindi che più che una questione di quantità il problema risiede nella qualità del turismo, non sempre rispettoso dell’ambiente così come dei territori. «Uno dei limiti è non capire che nelle aree montane, più che nelle città e nelle coste, si va in sistemi complessi, ecologici e antropici - conferma Bussone -. E che le comunità dei paesi, che non sono borghi turistici, sono fondamentali. Accolgono e sono decisivi per il turismo stesso».
In provincia
E nel «Rapporto Montagne Italia 2025» lo stesso Uncem ne delinea i contorni in chiave produttiva, anche per il territorio bresciano. Sono 12 le Comunità territoriali enucleate nel report che poggia su dati del 2023, con il Parco dell’Alto Garda Bresciano – comprende i Comuni di Gardone, Gargnano, Limone, Magasa, Salò, Tignale, Toscolano, Tremosine, Valvestino – che primeggia sul fronte delle presenze. Sulle montagne del Benaco l’incidenza è di 10.232 persone ogni 100 abitanti, dato che pone l’area al 12esimo posto su scala nazionale (guida Soraga di Fassa con 30.617,8 presenze) sebbene il numero sia fortemente influenzato dalla presenza del lago.
Ciò si riflette anche negli altri indicatori: l’Alto Garda è primo per numero di occupati (3.741), posti letto per 100 abitanti (101,3) e soprattutto per incidenza del Valore aggiunto della filiera turistica sul totale del Valore aggiunto del territorio (29,1%). Secondo invece alla voce durata media delle vacanze, con una permanenza media di 4,6 giorni dietro solo, un po’ a sorpresa, ai 4,8 della Valsabbia.
Ovviamente il secondo polo attrattivo in provincia è quello della Valcamonica, nonostante il territorio nel rapporto Uncem sia frazionato in varie distinte Comunità (Dolomiti Camune, Cimbergo-Paspardo, Bassa valle, Alta valle, Valcamonica, Valcamonica e Valtellina quindi con influsso anche deli Comuni in provincia di Sondrio, Antichi borghi). La parte del leone in termini di presenze la gioca l’Alta valle spinta da Ponte di Legno (comprende anche Incudine, Monno, Temù, Vezza e Vione), con 6439,1 presenze turistiche per 100 abitanti e ben 82,1 posti letto per 100 residenti. Il valore aggiunto del turismo montano sul totale si ferma però all’8,9%.
Fanalini di coda
Ma il territorio camuno stupisce anche in negativo. La Bassa valle (Artogne, Gianico, Pian Camuno) è ultima in provincia per incidenza del turismo di montagna (36,9), dietro alla Valtrompia (37,6) e alla comunità Cimbergo-Paspardo (86,9). Sul fronte dell’incidenza della filiera turistica il risultato peggiore è quello della Valsaviore - Berzo Demo, Cedegolo, Cevo, Saviore, Sellero - con solo l’1% di valore aggiunto. Area ultima anche per occupati nel settore (45 secondo il rapporto Uncem). Sul fronte dei posti letto per numero di abitanti fanalino di coda è la Valtrompia con 0,6 ogni 100 residenti, sebbene il numero risenta della vastità in termini di popolazione della Comunità in oggetto (oltre 100mila abitanti). Valle che però è ultima anche per numero di giorni medi di permanenza: solo 2,2.
È perciò alla luce di questi dati che l’Uncem non vede nell’overtourism un pericolo attuale. Anzi, spazio per ulteriori sviluppi delle ricettività in montagna ci sono. E sono ampi.
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