Duecento autisti in meno rispetto alle necessità, corse saltate e autobus sovraffollati. È il quadro del trasporto pubblico locale in provincia di Brescia denunciato dalla Filt Cgil, che torna a chiedere investimenti e interventi strutturali per affrontare le difficoltà del settore, tornate a farsi sentire con l'inizio del nuovo anno scolastico.
Secondo il sindacato, le conseguenze ricadono ogni giorno su migliaia di studenti e lavoratori, costretti a fare i conti con disservizi e mezzi stipati. Una situazione che la Filt Cgil di Brescia e quella della Valle Camonica-Sebino definiscono «insostenibile».
La carenza di personale
All'origine delle criticità, secondo le organizzazioni sindacali, ci sono i finanziamenti insufficienti al trasporto pubblico. Al Fondo nazionale mancherebbe circa un miliardo di euro rispetto alle necessità del settore, con conseguenze dirette anche sugli organici.
Nel solo Bresciano, secondo la stima della Cgil, mancano circa 200 conducenti. Per compensare la carenza di personale, le aziende ricorrerebbero sistematicamente agli straordinari, aumentando il carico di lavoro e la fatica degli autisti.
A rendere la professione sempre meno attrattiva sarebbero anche le retribuzioni, giudicate inadeguate rispetto al costo della vita. Una condizione che, sostiene il sindacato, spinge molti lavoratori ad abbandonare il settore.
La Filt Cgil critica inoltre l'ipotesi di reclutare nuovi autisti in Tunisia attraverso il Piano Mattei. Una soluzione che considera una scorciatoia incapace di affrontare i problemi salariali e contrattuali e che rischierebbe di alimentare la concorrenza tra lavoratori.
Le critiche al progetto del treno a idrogeno
Nel comunicato il sindacato lamenta la scomparsa dal dibattito politico del tema del potenziamento della rete ordinaria, ritenuto fondamentale per ridurre il traffico e migliorare gli spostamenti quotidiani.
Nel mirino finisce la riconversione a idrogeno della linea Brescia-Iseo-Edolo, per la quale, ricorda la Filt Cgil, sono già stati stanziati oltre 450 milioni di euro.
«Una spesa pubblica di questa portata si giustifica solo se produce un ritorno tangibile sulla mobilità quotidiana di pendolari e residenti», sottolineano le organizzazioni sindacali, chiedendo che gli investimenti si traducano in un effettivo miglioramento del servizio.
Un'ulteriore criticità riguarda, secondo la Cgil, la mancanza di comunicazione e coordinamento tra enti e aziende che si occupano di mobilità. Una frammentazione che rischierebbe di favorire l'espansione del trasporto sociale come sostituto delle linee ordinarie, anziché come servizio dedicato alle persone più fragili.
La richiesta conclusiva è quella di un cambio di rotta che metta al centro salari, condizioni di lavoro ed efficienza dei servizi pubblici.



