Cronaca

Trasporto pubblico, Gentilini: «Non è solo un problema di stipendi»

A detta del presidente dell’Agenzia del Tpl di Brescia ci sono anche temi legati alla sicurezza e i turni degli autisti sarebbero troppo impegnativi, specie sull’extraurbano
Antonio Borrelli

Antonio Borrelli

Giornalista

Due autobus - © www.giornaledibrescia.it
Due autobus - © www.giornaledibrescia.it

«Nella sola provincia di Brescia mancano circa 200 autisti. La carenza cronica di personale viaggiante è la diretta conseguenza delle politiche di compressione dei costi». Parte dall’origine dei mali la denuncia di Cgil Brescia sul funzionamento del Trasporto pubblico locale in provincia: a un mese dal riavvio di tutte le attività lavorative e scolastiche le storiche criticità strutturali si sono ripresentate puntuali con mancanza di personale, autobus stipati e corse saltate. «Una situazione insostenibile, che penalizza quotidianamente migliaia di studenti, studentesse, lavoratori e lavoratrici, costretti ad affrontare viaggi in condizioni di estremo disagio a causa del collasso Tpl».

I tagli

Secondo la Camera del Lavoro di Brescia – Filt Cgil Brescia e la Camera del Lavoro di Valle Camonica Sebino – Filt Cgil Valle Camonica Sebino, «la radice del problema risiede nei costanti tagli al Fondo Nazionale, al quale ormai manca circa un miliardo di euro rispetto alle reali necessità di finanziamento del settore». Rimostranze che, secondo il presidente dell’Agenzia del Tpl di Brescia Giancarlo Gentilini, «condividiamo soprattutto sul tema del sottofinanziamento del Fondo Trasporti, ma la carenza di circa 200 autisti non dipende solo dai salari del personale».

Troppo bassi

Pur ammettendo che «gli stipendi dei nuovi autisti sono troppo bassi», Gentilini spiega che «le ragioni sono svariate, a partire dalle difficoltà legate alla sicurezza sui mezzi e ai turni troppo impegnativi, soprattutto sull’extraurbano». Il numero uno dell’Agenzia prosegue: «Da parte nostra stiamo facendo il possibile con le risorse a disposizione. Indubbiamente i problemi ci sono e restano diversificati. È necessario anche un confronto industriale con le aziende per affrontare i motivi della fatica a rimanere nel comparto».

E se Cgil rileva «la preoccupante mancanza di comunicazione e coordinamento tra i diversi enti e le aziende che si occupano di mobilità sul territorio», Gentilini sottolinea le difficoltà dettate dalle autonome decisioni di modifica degli orari delle attività didattiche da parte degli istituti scolastici in provincia. E proprio sul rapporto tra sistema della mobilità e mondo della scuola si giocherà una partita importante nei prossimi mesi, anche nel Bresciano.

Oltre i confini

Guardando invece oltre i confini provinciali, Cgil critica la scelta di assumere nuove maestranze in Tunisia attraverso il «Piano Mattei», definita «un tentativo di sfruttare la manodopera straniera per alimentare una guerra tra poveri e mettere i lavoratori gli uni contro gli altri, azione utile solo a distogliere l’attenzione dalle responsabilità sistemiche». E conclude: «È tempo, sui temi della mobilità, di un radicale cambio di paradigma. Serve reinvestire gli utili per la valorizzazione del lavoro e il miglioramento del servizio».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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