Trent’anni, quando si parla di tecnologia, sono quasi un’era geologica. Nel 1996 i telefoni servivano soprattutto per telefonare, internet era ancora una faccenda per pochi e gli apparecchi acustici avevano ben poco in comune con quelli di oggi. Da allora è cambiato quasi tutto. Medical Udito ha attraversato questi tre decenni occupandosi dello stesso problema – aiutare chi sente meno – mentre attorno cambiavano strumenti, possibilità e modo di affrontare la perdita dell’udito.
Il 2026 diventa così un anno particolare. Medical Udito festeggia i suoi primi trent’anni di attività e il traguardo offre l’occasione per guardare alla strada percorsa e capire come sia cresciuta una realtà profondamente legata al territorio bresciano.
La storia comincia nel 1996 per iniziativa di Aldo Baldo, che arrivava già da 18 anni di esperienza professionale maturata nel settore audioprotesico. L’obiettivo era costruire un’attività capace di mettere la competenza al servizio delle persone con problemi di udito, seguendole non soltanto nella scelta di un apparecchio ma anche nel tempo.
Alla sede principale di Brescia si sono aggiunti negli anni i centri di Breno, Castiglione delle Stiviere, Chiari, Gardone Val Trompia e Manerbio, oltre a dieci punti di recapito e assistenza distribuiti sul territorio. Da circa dieci anni è entrato in azienda anche il figlio del fondatore, il dottor Alessandro Baldo. Un passaggio che ha dato continuità alla storia familiare e, insieme, ha portato uno sguardo nuovo sulle strategie di crescita e sulle opportunità offerte dalle tecnologie più recenti.
Ed è proprio la tecnologia a raccontare bene quanto sia cambiato il settore rispetto al 1996. Gli apparecchi moderni possono essere molto piccoli, fino a trovare posto completamente all’interno del condotto uditivo, oppure sistemarsi dietro l’orecchio. Esistono modelli ricaricabili, altri collegabili allo smartphone e al televisore, dispositivi controllabili attraverso una app.
L’intelligenza artificiale è entrata anche qui: i microchip dei modelli più recenti elaborano i suoni e si adattano alle diverse situazioni di ascolto. Lo scopo non è semplicemente aumentare il volume, ma aiutare a distinguere meglio ciò che interessa ascoltare. La tecnologia, però, viene dopo. Prima bisogna capire come sente una persona e quali sono le sue necessità. Medical Udito parte dal controllo dell’udito e dal test audiometrico, quindi individua la soluzione più adatta tenendo conto anche delle abitudini e dello stile di vita.
Un apparecchio acustico non si sceglie come un paio di cuffie. Deve essere adattato a chi lo utilizza e verificato nella vita reale. Per questo Medical Udito prevede la possibilità di provarlo gratuitamente per 30 giorni, così da capire come cambia l’ascolto a casa, durante una conversazione oppure negli ambienti più rumorosi. La consegna, inoltre, non chiude il percorso. Controlli periodici, regolazioni e manutenzione servono ad adeguare il dispositivo nel tempo, seguendo l’evoluzione dell’udito e delle necessità della persona. Nei casi previsti vengono seguite anche le pratiche necessarie per accedere ai contributi del Servizio sanitario nazionale e alle convenzioni.
Accanto ad Aldo e Alessandro Baldo lavora un gruppo di audioprotesisti con molti anni di esperienza, presenti nelle diverse sedi. È un aspetto centrale del modo di lavorare dell’azienda: l’apparecchio non è semplicemente un dispositivo da consegnare, ma uno strumento che deve essere controllato, regolato e seguito nel tempo. I numeri danno la misura della strada percorsa.
In trent’anni Medical Udito ha seguito più di 20mila bresciani e ha esteso la propria presenza anche nel Mantovano e nel Cremonese. La sede di Brescia, in via San Polo 209, svolge quotidianamente attività tecniche e amministrative anche a supporto di privati e invalidi civili.
Nel frattempo si è allargato anche il campo delle soluzioni disponibili. Ci sono, per esempio, gli occhiali acustici Nuance Audio, pensati per chi presenta difficoltà lievi, e percorsi specifici dedicati all’acufene, il ronzio o sibilo percepito anche in assenza di una sorgente sonora esterna. A questi si aggiungono otoprotettori e tappi auricolari destinati a situazioni diverse, dal lavoro in ambienti rumorosi al nuoto, fino allo sport e al tempo libero.
Messe una accanto all’altra, sono tutte tessere dello stesso mosaico. Raccontano come in trent’anni occuparsi di udito sia diventato qualcosa di molto più ampio della semplice applicazione di un apparecchio. Il punto di partenza, però, è rimasto simile a quello del 1996. Sentire bene significa partecipare a una conversazione senza dover chiedere continuamente di ripetere, riconoscere una voce, seguire la televisione, stare a tavola con gli altri senza perdere metà delle parole.
Le tecnologie sono cambiate, i servizi si sono moltiplicati e la rete è cresciuta. Ma il bisogno resta lo stesso: ascoltare e continuare a essere parte di ciò che accade intorno a noi.
Per maggiori informazioni: www.medicaludito.it
