Cronaca

Tragedia a Roccafranca: «Pio nella banda prese il posto della sorella»

Commosso il vicepresidente della «Santi Gervasio e Protasio», Rocco Surace, per la morte del giovane del paese, scomparso dopo essere caduto dal cofano di un’automobile in movimento
Francesco Venturini
Pio Domenico Fazzolari con la banda di Roccafranca
Pio Domenico Fazzolari con la banda di Roccafranca

Davanti alla scomparsa di un ragazzo che non aveva ancora compiuto 23 anni, le parole sembrano perdere significato. A Roccafranca, il giorno dopo la morte di Pio Domenico Fazzolari, restano il silenzio, lo sgomento e un’incredulità che attraversa la comunità. Un dolore profondo che ha colpito familiari, amici e tutti coloro che avevano avuto modo di conoscerlo.

La tragedia ha aperto una ferita profonda soprattutto tra i giovani del paese, accorsi numerosi nelle ore successive alla notizia per stringersi attorno alla famiglia e condividere un dolore difficile da accettare. Pio Domenico era un ragazzo benvoluto da tutti, descritto da chi lo conosceva come educato, rispettoso e sempre corretto. La sua vita era scandita dagli affetti più cari, dalle amicizie costruite negli anni e dalla grande passione per la musica.

Il ricordo

Suonava infatti nel corpo bandistico «Santi Gervasio e Protasio» di Roccafranca, una realtà alla quale era particolarmente legato e nella quale la sua famiglia ha sempre avuto un ruolo attivo. Proprio dalla banda arrivano alcuni dei ricordi più sentiti di un giovane che, con la sua presenza discreta e il suo entusiasmo, aveva saputo lasciare un segno in chi lo ha conosciuto. Una tragedia improvvisa e inspiegabile che ha lasciato un’intera comunità senza parole.

«Quando era piccolo, la sorella frequentava le lezioni di clarinetto. Poi, quando si è sposata, è stato proprio lui a voler prendere il suo posto dicendo che voleva imparare a suonare», sottolinea con la voce rotta il vicepresidente del corpo musicale, Rocco Surace.

La passione

«Negli anni aveva partecipato all’attività del gruppo, conciliando la passione per la musica con gli impegni lavorativi. Anche quando le trasferte di lavoro lo tenevano lontano da Roccafranca, continuava a seguire le lezioni ogni volta che ne aveva l’occasione».

Il ricordo è quello di «un bravissimo ragazzo, educato e sempre disponibile, che imparava con entusiasmo». Un legame forte, costruito nel tempo, che rende ancora più difficile accettare quanto accaduto. «Eravamo molto vicini. Il dispiacere è enorme, oggi è davvero uno strazio. Morire per una fatalità, per un gioco, è una cosa che non si riesce a spiegare». Parole, quelle del vicepresidente Surace che racchiudono il sentimento di una comunità intera, ancora incredula di fronte a una tragedia che ha spezzato troppo presto la vita di un giovane benvoluto da tutti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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