E alla fine, il regalo per i duecento anni della Vittoria Alata è finito al Teatro romano. La festeggiata, però, non deve essersela presa troppo: dopo aver trascorso secoli sottoterra prima che qualcuno la riportasse alla luce, può concedere un po’ di attenzione anche al vicino di casa. La cerimonia per il bicentenario del ritrovamento della Nike e dei bronzi di Brixia, lunedì, sembrava destinata a celebrare il passato.
L’annuncio
Poi, sul finire della cerimonia mentre la città iniziava a rosseggiare, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha preso la parola e il tempo, stravolgendo il copione: «Mi avevate mostrato solo alcuni rendering, ma vederlo così è un’altra cosa: questo teatro è meraviglioso» ha scandito, indicando con lo sguardo la cavea che domina l’area archeologica. Quindi l’annuncio atteso da mesi: il Ministero «contribuirà alla valorizzazione di questo patrimonio. Mancano solo le controfirme: ci siamo». Roma finanzierà il progetto per la rifunzionalizzazione del Teatro romano firmato dall’archistar David Chipperfield. E lo farà con 15 milioni di euro (non proprio spiccioli, insomma).
La cerimonia

A festeggiare «Vittoria», all’ombra del Capitolium, c’era una platea attentissima e ammirata. I sostenitori privati che hanno elargito fondi. Il ministro arrivato da Roma con l’annuncio che la città aspettava. La sindaca che, dopo tredici anni da assessora alla cultura, giocava in casa. Tre ex sindaci (Paolo Corsini, Adriano Paroli ed Emilio Del Bono) che, se li si mettesse attorno a un tavolo qualunque, potrebbero ricostruire trent’anni di discussioni, campagne elettorali, inaugurazioni, polemiche. Chi custodisce i musei (il direttore della Fondazione, Stefano Karadjov), chi la memoria accademica (Giancarlo Provasi, vicepresidente dell’ateneo), chi rappresenta Regione (l’assessora Simona Tironi) e Unesco (Claudio Ricci).
La statua
Ognuno portava con sé il peso del proprio ruolo. Ma nessuno è stato davvero il centro della scena. Perché il centro della scena era occupato da una donna di bronzo che ha attraversato un impero, invasioni, secoli di oblio, due guerre mondiali e una quantità incalcolabile di amministrazioni comunali. E se la politica misura il tempo in legislature, la Vittoria Alata lo misura in millenni (una prospettiva che rimette tutti al loro posto). Da quel 20 luglio 1826, quando gli scavi la restituirono alla città, la statua è diventata il simbolo con cui Brescia ha imparato, ogni volta, a raccontare una parte diversa di sé. Ed è forse anche il motivo per cui, nel giorno del suo compleanno, è riuscita a regalare il futuro a qualcun altro.

Francesca Bazoli, presidente della Fondazione Brescia Musei, ha ricordato proprio questa straordinaria capacità della Vittoria di «attraversare il tempo senza smettere di parlare al presente». Reperto archeologico, simbolo del Risorgimento e della Leonessa d’Italia, icona delle esposizioni internazionali, immagine scelta dalle imprese bresciane e, più recentemente, «emblema della resilienza durante la pandemia: ogni epoca le ha affidato un significato nuovo», senza cambiarne l’identità.
Identità
Per la sindaca Laura Castelletti il bicentenario non celebra soltanto una scoperta archeologica: «Duecento anni sono un tempo lunghissimo per la vita di una persona. Per una città possono rappresentare l’inizio di una storia». Quel 20 luglio del 1826, ha ricordato, Brescia non riportò alla luce soltanto un capolavoro romano: ritrovò una parte della propria identità. Da allora il patrimonio culturale «è diventato un investimento sul presente, costruito attraverso ricerca, restauri, collaborazioni e una rete che unisce istituzioni pubbliche, università, imprese e Fondazione».
È dentro questa visione che si inserisce il progetto del Teatro romano. Prima della cerimonia il ministro ha visitato l’area archeologica e ripercorso quindi nella mente il progetto elaborato dallo studio David Chipperfield Architects, pensato per ricucire il rapporto tra la cavea, il Capitolium e il complesso monumentale di Brixia romana. L’obiettivo è restituire il teatro alla sua funzione originaria, riportando gli spettacoli dal vivo in uno dei luoghi più suggestivi della città e completando così il Parco archeologico urbano.

«Progetto magnifico»
«Quello che abbiamo visto è un progetto magnifico» ha puntualizzato Giuli. «La Brixia romana non appartiene soltanto a Brescia: nelle stratificazioni della storia c’è il deposito della nostra cultura e dei nostri antenati». Anche per questo, il sostegno del Ministero, ha aggiunto, non sarà soltanto economico: «Mettiamo a disposizione anche le competenze».
La cerimonia avrebbe potuto trasformarsi in un esercizio di memoria. È diventata invece un investimento sul futuro. E forse non poteva esserci luogo migliore per annunciarlo. Perché anche il Teatro romano, come la Vittoria Alata prima di lui, aspettava soltanto una seconda occasione. In fondo, è quello che fanno i grandi simboli: non cambiano loro, cambiano le città che continuano a prendersene cura.



