Cronaca

Strage di piazza Loggia, la Procura Generale: «Toffaloni pronto a scappare»

Il Procuratore Generale Guido Rispoli ha presentato davanti al Riesame le informazioni che ha ricevuto nelle scorse ore dalla polizia svizzera sul 69enne condannato come esecutore materiale della Strage, minorenne nel 1974. «Vive in albergo e gira con lo zaino»
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

Marco Toffaloni è stato condannato a 30 anni per la strage di piazza della Loggia - © www.giornaledibrescia.it
Marco Toffaloni è stato condannato a 30 anni per la strage di piazza della Loggia - © www.giornaledibrescia.it

Secondo la Procura Generale di Brescia, il rischio di fuga per Marco Toffaloni, minorenne nel 1974 e militante neofascista, condannato a 30 anni come uno degli esecutori materiali della strage di piazza Loggia in primo grado e con una richiesta di Appello dichiarata inammissibile, è concreto. Per questo ha presentato istanza al Tribunale del Riesame per i minorenni che ieri mattina si è riunito. «Marco Toffaloni è pronto a scappare nel caso in cui una richiesta delle autorità italiane nei suoi confronti diventi esecutiva», ha detto in aula il Procuratore Generale Guido Rispoli, che ha partecipato all’udienza proprio nelle ore in cui è stato nominato dal Plenum del Csm Procuratore Capo di Verona.

L’udienza

Il Procuratore ha presentato le informazioni che all’inizio della settimana ha ricevuto dalla polizia elvetica, che ha fornito la collaborazione richiesta dal Ministero dell’Interno. Dalle analisi e dagli appostamenti degli investigatori svizzeri è infatti emerso che Toffaloni, che porta ora il cognome tedesco della ex moglie e su ora si chiama Franco Maria Müller, dispone di una rendita mensile di 2700 franchi svizzeri (poco più di 2900 euro) e dal settembre del 2024, pochi giorni dopo che era stato chiesto il suo accompagnamento coatto in aula, poi rifiutato dalle autorità svizzere, non abita più in un appartamento ma in un albergo. Non solo. La polizia svizzera, con foto e relazioni di servizio, ha riferito ai colleghi italiani che Toffaloni ha un cellulare senza scheda sim, quindi non localizzabile, e si sposta sempre con uno zainetto con dentro i suoi effetti personali e gli oggetti che ritiene di maggior valore.

Un bagaglio che lui avrebbe spiegato con la necessità di tutelarsi da possibili furti nella struttura alberghiera ma anche, secondo chi ha indagato, sono l’ennesima dimostrazione di una meticolosa preparazione per una eventuale fuga. Una eventuale latitanza che, con la rendita, potrebbe anche sostenere economicamente. Una situazione che, indirettamente, secondo la lettura della Procura Generale confuta anche la tesi secondo la quale Toffaloni non sia a conoscenza dello sviluppo del processo a suo carico, dimostrando invece che segue con attenzione le vicende giudiziarie bresciane. Tutta la documentazione arrivata dalla Svizzera è stata acquisita dal Tribunale.

La difesa

La difesa invece, rappresentata dall’avvocato Marco Gallina, ha fatto presente che un altro degli elementi che accreditava il pericolo di fuga, cioè la richiesta al parlamento svizzero di revoca dalla sua cittadinanza, abbia nel frattempo perso consistenza: dato che Toffaloni, già da molti anni, ha rinunciato alla cittadinanza italiana, possiede unicamente quella svizzera e il parlamento non la può quindi revocare perché lo farebbe diventare apolide. Come cittadino svizzero, anche in caso di conferma della condanna, non potrebbe comunque essere estradato perché il reato di cui è accusato, per l’ordinamento svizzero, è prescritto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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