Cronaca

Sindaci sotto tiro, Lombardia in controtendenza: minacce su del 58%

Il rapporto di «Avviso pubblico» censisce 21 episodi nella provincia di Brescia dal 2010 al 2025
La lettera anonima arrivata al Comune di Prevalle nel maggio 2025
La lettera anonima arrivata al Comune di Prevalle nel maggio 2025

Per finire nel mirino, a volte, basta organizzare una fiera del libro. È successo a Prevalle, dove lo scorso maggio una lettera anonima è arrivata in municipio con un simbolo anarchico e un avvertimento: «Farete la fine del vostro amato Dux». Bersaglio, la Giunta guidata dal sindaco Damiano Giustacchini e la miccia è stata «Liber», la manifestazione culturale promossa dall’amministrazione di centrodestra. Il primo cittadino ha denunciato tutto ai carabinieri e annunciato che la fiera si sarebbe organizzata ancora. Non esattamente l’effetto sperato da chi aveva spedito la busta.

Il caso bresciano entra nella geografia fotografata dal sedicesimo rapporto «Amministratori sotto tiro» dell’Osservatorio parlamentare Avviso pubblico. E la Lombardia, questa volta, viaggia in direzione opposta al resto d’Italia. Nel 2025, mentre a livello nazionale gli atti di minaccia e violenza diminuiscono del 6%, da 328 a 309, qui aumentano del 58%: da 19 a 30. Nessuna regione del Centro-Nord ne conta altrettanti. Veneto e Lazio si fermano a 22.

La mappa

Stringendo l’inquadratura solo sul 2025, Milano guida la graduatoria regionale con otto casi, Monza e Brianza ne contano sei, Lecco cinque. Complessivamente sono coinvolti 23 Comuni di dieci province su dodici: soltanto Pavia e Sondrio restano fuori dalla mappa del 2025. Brescia compare nella fascia di mezzo, ossia quella fino a cinque episodi.

Il conto diventa più significativo allargando invece l’obiettivo. Dal 2010 al 2025 nel Bresciano sono state censite 21 intimidazioni. Molto distante Milano, con 134, seguita da Varese a 53, Monza e Brianza a 33, Bergamo a 24 e Pavia a 22. La nostra provincia è alla pari con Lecco. In sedici anni sono finiti sotto tiro 167 Comuni lombardi, l’11% del totale.

Il repertorio dice più dei numeri. A Lissone è stata incendiata l’auto dell’assessore ai Servizi sociali, parcheggiata vicino a casa. A Segrate il sindaco ha trovato una carcassa di uccello appesa al cancello della propria abitazione. A Saltrio, nel Varesotto, il primo cittadino è stato aggredito e gettato a terra da un uomo contrario alla posa di un’antenna 5G.

La rabbia sotto casa

Sarebbe però fuorviante leggere tutto attraverso la sola lente della criminalità organizzata. A livello nazionale un’intimidazione su quattro arriva da comuni cittadini. Nel 39% di questi casi la scintilla è una decisione amministrativa sgradita, nel 19% il disagio economico o la richiesta di un lavoro. Il municipio diventa così lo sportello al quale presentare anche il conto della rabbia.

C’è poi il paradosso del rapporto: le 309 intimidazioni del 2025 sono il minimo dei sedici anni di monitoraggio, ma la minaccia si allarga sulla cartina. I Comuni interessati salgono a 215, le province a 72, entrambi in crescita del 4%. E il 57% degli episodi avviene nei centri sotto i ventimila abitanti, quelli dove il sindaco non è soltanto il volto sui manifesti: lo si incontra al bar, al supermercato, sotto casa.

La fascia non attrae più

Proprio nei municipi, intanto, la fascia da sindaco inizia a perdere sempre di più il suo fascino. Alle amministrative bresciane del 2024 i candidati sindaco erano 301, contro i 324 di cinque anni prima; in 31 Comuni si presentò un solo aspirante primo cittadino, contro i 23 del 2019. Le intimidazioni non spiegano da sole questa ritirata, naturalmente. Ma si aggiungono a un mestiere politico sempre più esposto. Nei piccoli paesi il sindaco è colui che deve rispondere della strada, dell’antenna, dell’albero tagliato, del contributo negato. E qualche volta deve risponderne anche quando torna a casa. Forse il dato più inquietante del rapporto sta proprio qui: mentre diminuiscono quelli disposti a fare il sindaco, aumenta tutto ciò che può far passare loro la voglia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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