Sfratti, affitti brevi o non rinnovati: trovare casa a Brescia è complicato
Trovare casa è come vivere in una giungla. E i pericoli dietro l’angolo sono sempre più diffusi. Uno dei primi indicatori delle difficoltà a mettersi un tetto sopra la testa è il dato sugli sfratti. Nel Bresciano continuano progressivamente a crescere e ora cambiano anche pelle. Nel 2024 gli sfratti esecutivi in provincia sono stati 772 (in leggero aumento: erano 721 nel 2023, 747 nel 2022). Ma emerge che dei 214 sfratti in città 157 sono stati eseguiti per morosità e 57 per finita locazione. Una voce, quest’ultima che continua a crescere. Cosa significa?
«Sempre più proprietari sfrattano famiglie che hanno sempre pagato il canone per speculare con affitti turistici o studenteschi, i quali rendono molto di più», spiega Umberto Gobbi di «Diritti per Tutti».
E continua: «Negli anni successivi alla grave crisi finanziaria siamo arrivati anche ad oltre 2mila sfratti all’anno, ma allora erano quasi interamente per morosità, adesso un terzo degli sfratti arriva per finita locazione. L’indirizzo turistico della città è certamente positivo ma come contraltare certifica l’esplosione di affitti brevi turistici a fronte dell’assoluta difficoltà nel trovare una casa in affitto con una locazione normale. Quindi pur avendo capacità reddituali per pagarsi un’altra casa in affitto, le famiglie non le trovano perché il mercato non offre nient’altro».
Nuove povertà
È (anche) questo l’humus in cui crescono i «nuovi poveri», persone che pur lavorando non riescono a vivere in modo dignitoso: in Italia sono circa 3 milioni, guadagnano meno di 11.500 euro netti l’anno, cioè poco più di 950 euro al mese.
L’altra faccia della medaglia che racconta del rapporto tra disagio e mattone è rappresentata dall’insufficienza di case popolari. Una tendenza che «Diritti per Tutti» definisce «gravissima». Oggi in città si contano 2156 alloggi del Servizio Abitativo Pubblico (SAP), ma 476 sono vuoti: se 172 sono liberi in attesa di assegnazione, altri 304 sono malmessi e necessitano di manutenzione o ristrutturazione.
Un capitolo a parte è costituito dagli alloggi Aler. Nel capoluogo se ne contano altri 2578, ma 231 sono inutilizzati. In sostanza, solo nella città di Brescia sono 707 le case vuote, a fronte di oltre 4700 stabili di proprietà pubblica: il 15% resta dunque disabitato.
«Potrebbero essere una boccata ossigeno per centinaia di bresciani, specie in questo momento storico - continua Gobbi -, ecco perché da tempo chiediamo che vengano investite risorse per ristrutturare queste centinaia di alloggi».
Il tema bandi
Questa primavera è stato pubblicato un nuovo bando per l’assegnazione di case popolari a Brescia, ma il numero degli alloggi si ferma a quota 52 (40 di proprietà comunale e 12 di proprietà di Aler). I numeri assoluti dell’inutilizzo crescono se si amplia il raggio d’indagine al territorio provinciale. Gli alloggi Sap di proprietà Aler nel Bresciano sono 6246, ma 582 non sono abitati. A questi si somma un numero difficilmente quantificabile di case di proprietà dei singoli comuni, che fa ipotizzare un carnet di alloggi vuoti superiore al migliaio.
Di fronte ad una bolla edilizia senza precedenti e ad un mercato saturo, non è retorico pensare alla necessità di rendere fruibili quelle case quasi come questione di vita o di morte.
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