Sentenza Collio, Fratelli d’Italia chiederà un’ispezione ministeriale

Fratelli d’Italia ha annunciato la richiesta di un’ispezione ministeriale dopo la sentenza del Tribunale di Brescia che ha condannato a cinque anni di reclusione l’uomo riconosciuto colpevole di atti sessuali con minori – e non violenza come chiesto invece dal pm – con vittima una bambina di 10 anni. A renderlo noto è la consigliera regionale lombarda di FdI Barbara Mazzali, che parla di una decisione «inaccettabile» e di una pena ritenuta «esigua» rispetto alla gravità dei fatti.
La richiesta di verifica, spiega Mazzali, sarà avanzata tramite il senatore di FdI Sandro Sisler e riguarda «la regolarità dei criteri adottati nella valutazione della pena». Per Mazzali è “giuridicamente e moralmente inammissibile” anche solo far immaginare che ci sia stato consenso.
«Una bambina di dieci anni – afferma – non può per definizione prestare alcun consenso a un rapporto sessuale con un adulto». Secondo l’esponente di FdI, l’iniziativa non rappresenta un’interferenza con l’autonomia della magistratura, ma un atto di vigilanza istituzionale a tutela dei minori.
«La politica ha il dovere di proteggere i più fragili», conclude, ringraziando il senatore Sisler per l’attivazione presso il ministero della Giustizia.
Le altre reazioni
«La sentenza lascia attoniti e indignati». Lo affermano il senatore Gianpietro Maffoni e il consigliere regionale Diego Invernici, esponenti bresciani di Fratelli d’Italia, commentando la condanna a cinque anni di reclusione inflitta dal Tribunale di Brescia a un uomo di 29 anni per lo stupro di una bambina di 10 anni.
Secondo Maffoni e Invernici, non può essere messa in discussione la natura violenta del reato. «Una bambina di dieci anni – dichiarano – non può in alcun modo avere gli strumenti fisici o psicologici per prestare consenso a un rapporto sessuale con un adulto. Si tratta di uno stupro senza attenuanti né interpretazioni».
I due esponenti di FdI sottolineano la necessità di garantire massima trasparenza sul procedimento e sui criteri adottati nella determinazione della condanna. «La difesa dei più deboli – concludono – deve restare un pilastro dello Stato di diritto, soprattutto quando le vittime sono minori».
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