Cronaca

Linguaggio giuridico, quando il cortocircuito fu il «delirio di gelosia»

Oggi a far discurete è la distinzione tra violenza sessuale su minore e atto sessuale con minore, nel 2020 il «delirio di gelosia» per l’omicidio di Cristina Maioli
Stalking (foto simbolica) - © www.giornaledibrescia.it
Stalking (foto simbolica) - © www.giornaledibrescia.it
AA

Oggi il titolo della discordia è: «Atti sessuali con minori, condannato a cinque anni». Ieri era stato: «Uccise la moglie, fu delirio di gelosia. Assolto». In entrambi i casi a parlare non sono i giornali e i siti web, ma la giustizia che però evidentemente la gente comune fatica a comprendere.

Le polemiche di queste ore in merito alla distinzione tra il reato di violenza sessuale su minore e quello di atto sessuale con minore in merito a quanto accaduto nel centro migranti di Collio, ricordano infatti quelle del dicembre 2020 quando la Corte d’Assise di Brescia assolse Antonio Gozzini per l’omicidio della moglie Cristina Maioli.

Per il pubblico ministero – nonostante il suo consulente parlò di incapacità di intendere e volere – era da condannare all’ergastolo perché aveva «agito per vendetta». Per la difesa, invece, l’imputato era da assolvere proprio per incapacità di intendere e volere. In mezzo a questi due estremi, la tesi, analoga, del consulente della Procura e del perito di parte, che parlano di «delirio di gelosia».

Un caso nazionale

È sulla scorta di questi pareri che la Corte d’Assise di Brescia, presieduta da Roberto Spanò, pronuncia sentenza di assoluzione. E il caso diventa nazionale: insorge la politica, il mondo femminista, una parte dell’avvocatura. E nel mirino finiscono anche i giornali per il titolo sul «delirio di gelosia». Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede annuncia addirittura un’ispezione ministeriale. Che però non avverrà mai perché, 48 ore dopo la sentenza, il tribunale sceglie una strada assolutamente irrituale per fare chiarezza. Attraverso un comunicato stampa anticipa parte delle motivazioni per dire che «il delirio di gelosia» è una patologia psichiatrica.

«Appare necessario – viene messo nero su bianco – anche ai fini di una corretta informazione, in attesa della stesura della motivazione della sentenza, tenere doverosamente distinti i profili del movente di gelosia, ben noto alla Corte d’Assise di Brescia, dal delirio di gelosia, quale situazione patologica da cui consegue una radicale disconnessione dalla realtà, tale da comportare uno stato di infermità che esclude, in ragione di un elementare principio di civiltà giuridica, l’imputabilità». L’assoluzione per «delirio di gelosia» venne confermata poi anche in Appello e in Cassazione.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...