Sempre meno bambini, come cambia la mappa dei Punti nascita

Raccolte, on line, oltre 2.800 firme contro la chiusura al Sant’Anna. Nel 2025 nei sette reparti bresciani registrate 8.874 nascite
Un bambino insieme alla madre
Un bambino insieme alla madre
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Un altro tassello è destinato a scomparire dalla mappa dei punti nascita della nostra provincia. Entro la fine di aprile verrà sospesa, infatti, in via definitiva l’attività del reparto dell’Istituto clinico Sant’Anna, segnando, così, un nuovo cambiamento nell’offerta d’assistenza materno-infantile del territorio di Ats di Brescia. Negli ultimi anni hanno già chiuso i reparti di Gavardo nel 2024 e di Iseo nel 2020. Ancora prima, nel 2018, la stessa sorte era toccata al punto nascita dall’Istituto clinico Città di Brescia.

La nuova geografia dei servizi si inserisce in un contesto segnato dal continuo calo delle nascite, fenomeno che riguarda l’intero Paese, e da una progressiva riorganizzazione della sanità con l’obiettivo di garantire servizi di elevata qualità concentrando l’attività nei centri con maggiore esperienza e volumi più consistenti. È accaduto, ad esempio, per la chirurgia oncologica del tumore dell’ovaio, con gli interventi più complessi a carico del Ssn eseguiti agli Spedali Civili e alla Poliambulanza, e per le Breast unit, con Asst Garda e Asst Franciacorta che hanno concentrato l’attività chirurgica nel presidio di Manerbio.

Soglia minima

Per i punti nascita la soglia minima per proseguire l’attività è fissata in cinquecento parti annui. Non la raggiungevano i reparti di Gavardo, con 388 nascite nel 2022 e 336 nel 2023, e di Iseo, fermo a 440 nel 2019. Non è invece il caso del Sant’Anna, che ha chiuso il 2025 con 562 fiocchi rosa e azzurri: un dato in calo rispetto ai 756 del 2019, ma comunque superiore al limite previsto.

La sospensione definitiva dell’attività è stata concordata con Regione e Ats. «L’ospedale – fanno sapere dal Sant’Anna – assicura la piena tutela di tutti e 25 i posti di lavoro a dimostrazione che la chiusura del punto nascite non è riconducibile a una mera logica economica». La notizia ha sorpreso i dipendenti e i bresciani, affezionati al reparto capace di garantire un’assistenza di qualità: una petizione online contro l’interruzione del servizio ha già raccolto, in pochi giorni, oltre 2.800 firme.

«Non siamo per l’apertura a tutti i costi – commentano dalla Cisl Fp Gianmarco Pollini, Tatiana Vezzini e Marcello Marroccoli –. Se la decisione è stata presa in ragione del calo demografico e del rischio di non raggiungere, in futuro, i 500 parti annui, soglia indispensabile per garantire la sicurezza di mamme, bambini e personale la comprendiamo. Speriamo che dietro la chiusura non ci sia la volontà di investire in progetti più redditizi. Ad ogni modo ci dispiace che Brescia perda un servizio apprezzato. Vigileremo affinché la promessa di ricollocare il personale venga mantenuta».

Tendenze

Lo scorso anno nella nostra provincia sono nati 8.874 bambini: 656 all’ospedale di Esine e i restanti nei sei punti nascita (quattro pubblici, afferenti alle tre Asst, e due privati accreditati, Poliambulanza e Sant’Anna) collocati nel territorio di Ats Brescia, che conta 1.185.792 assistiti.

Secondo il recente report pubblicato da quest’ultima Ats, nel 2025 oltre sette parti su dieci (il 71,3%) sono avvenuti nei due centri ad alto volume, agli Spedali Civili e alla Poliambulanza. I restanti 28,7% risultano distribuiti nelle strutture in cui ogni anno vengono registrate tra le 500 e le 1.499 nascite, ossia Manerbio, Chiari, Desenzano e lo stesso Sant’Anna.

Se si allarga lo sguardo agli ultimi vent’anni emerge con chiarezza il progressivo ridimensionamento delle nascite. I parti sono passati dagli 11.775 del 2003 agli 8.218 del 2025, con una contrazione complessiva del 30%, in linea con il calo della natalità registrato a livello nazionale, dove tra il 2008 e il 2024 la diminuzione è stata del 35,8% secondo l’Istat.

Parallelamente si è assistito a una graduale riduzione dei volumi nei presidi più periferici, un processo che in alcuni casi ha portato alla sospensione dell’attività ostetrica. A questo si aggiunge un cambiamento nella distribuzione dei parti tra pubblico e privato accreditato. Fino al 2010 il 70% delle nascite avveniva nelle strutture pubbliche; dal 2011 si è registrato uno spostamento verso il privato accreditato, che negli anni successivi ha accolto stabilmente tra il 35% e il 40% dei parti annui. La scelta della struttura di ricovero è legata sia a fattori logistici, come la vicinanza al luogo di residenza, sia a motivazioni cliniche.

Nel 2025 i parti conseguenti a gravidanze patologiche sono stati 1.846 e nell’88,5% dei casi si sono svolti in un presidio pubblico, in particolare agli Spedali Civili. Tra gli elementi emersi dal report si segnala inoltre che i presidi di Chiari e Desenzano registrano la quota più elevata di partorienti straniere, mentre il Sant’Anna presenta il ricorso più alto al taglio cesareo, pari al 40,2%, un valore sensibilmente superiore alla media complessiva.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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