La denatalità continua a colpire: negli ultimi 4 anni 8mila studenti in meno

Le proiezioni Istat per il 2032 restituiscono un calo drastico. Il consigliere provinciale Damiolini: «C’è il rischio di strutture sovradimensionate»
Studenti seguono una lezione in aula - © www.giornaledibrescia.it
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Innovazione, ambienti moderni, strutture rinnovate e strumenti tecnologici di ultima generazione. Giustamente presidi, genitori e alunni chiedono tutto questo per le scuole. E come dar loro torto. Non siamo i primi e non saremo gli ultimi a dire che l’istruzione è la base della società e costituisce anche un elemento fondamentale per la realizzazione personale. C’è però un grosso tema – che si scontra con le istanze di molti – da tenere in considerazione: l’inverno demografico

Anche in questo caso potremmo dire che non c’è nulla di nuovo. Si vive più a lungo, le nascite calano e la popolazione invecchia. Spesso si affronta la questione prendendo in esame principalmente il numero di anziani, che, appunto, aumenteranno e avranno bisogno di cure. Ma, vien da sé, tutto questo comporta che ci saranno anche meno bambini e ragazzi in età scolare. E dunque chi userà tutte quelle scuole moderne e quegli strumenti di ultima generazione? La provocazione esagera, è però evidente che qualche ragionamento sulla quantità degli istituti scolastici e sulla redistribuzione degli alunni andrà fatto.

I dati

In provincia di Brescia tra scuole dell’infanzia, primarie, secondarie di primo e secondo grado e Ctp (centri territoriali permanenti) ci sono 776 unità scolastiche statali. Oltre a queste si contano 140 scuole autonome e 237 scuole paritarie. 143.787 studenti popolano attualmente tutta la rete statale. Se prendiamo in considerazione il numero di alunni dell’anno 2021/’22 (151.797) possiamo calcolare una perdita di 8.010 bambini e ragazzi in quattro anni. I dati del Broletto mettono in luce una situazione che merita attenzione.

Ancor prima dell’importantissimo tema sociale, c’è infatti l’aspetto urbanistico da tenere in considerazione. Con questi numeri alcune scuole rischiano di scomparire, o meglio, di essere abbandonate. A rendere il quadro ancora più preoccupante è la proiezione che l’Istat ha fatto nel 2023. L’istituto ha calcolato che tra il 2026 e il 2032 la fascia di popolazione che va da 0 a 19 anni perderà 18.084 persone. Una stima che appare sensata se si guardano i dati al primo gennaio 2025: secondo la previsione ci sarebbero dovuti essere 225.676 bambini e ragazzi tra 0 e 19 anni, in realtà ce n’erano 225.740.

Insomma, pochi di più. Troppo pochi per poter pensare che il trend si possa invertire. Il gruppo che soffrirà di più sarà quello 10-14 anni. Ma diminuiranno in maniera notevole anche i bambini tra i 5 e i 9 anni. Mentre la fascia meno in sofferenza sarà quella da 0 a 4 anni.

Istituti

Le aule saranno sempre più vuote. È un dato di fatto. Alcuni plessi scolastici non potranno rimanere aperti se le iscrizioni saranno poche. Ogni istituto ha un costo molto alto, lo conferma il consigliere provinciale con delega all’Edilizia scolastica Agostino Damiolini. Dal punto di vista dell’edilizia scolastica, Il Broletto gestisce 180 edifici tra scuole secondarie di secondo grado, palestre e spazi adibiti alla formazione: un numero elevatissimo che presto dovrà fare i conti con la diminuzione degli studenti.

«Negli istituti gestiti da noi per ora il calo è stato lieve (circa 400 ragazzi in meno in 4 anni, ndr) – spiega Damiolini –, ma è evidente che dobbiamo guardare a un orizzonte più distante. È chiaro che se questi numeri saranno confermati le strutture scolastiche a un certo punto sarebbero sovradimensionate. Ora però è impossibile sapere quali saranno. Ci sono questioni logistiche e di offerta formativa da tenere in considerazione».

Il Liceo Bagatta di Desenzano - © www.giornaledibrescia.it
Il Liceo Bagatta di Desenzano - © www.giornaledibrescia.it

Come detto, gli edifici sono tanti. E vanno mantenuti. Per gli interventi si spendono centinaia di migliaia di euro e ogni scelta ha ripercussioni per i prossimi 30 o 40 anni. Ecco perché non è facile decidere come investire in strutture che devono essere efficienti, ma che rischiano di essere troppe – proprio in termini numerici – per la quantità di ragazzi che ci sarà in futuro. «Mantenere questi edifici in condizioni adeguate con le risorse sempre più scarse in capo alla Provincia è una sfida difficile da vincere», sottolinea l’assessore con delega all’Edilizia scolastica.

Le scuole in provincia di Brescia sono tante. Quando non verranno più utilizzate potranno essere riconvertite? E se così fosse, a quale prezzo? Queste sono le prime domande. Ma è altresì evidente che se diminuiranno i plessi scolastici, molti più studenti dovranno spostarsi per frequentare le lezioni. E allora si dovrà pensare anche a un miglioramento del trasporto pubblico. Questi sono altri aspetti che non si possono ignorare. I dati degli ultimi anni e le proiezioni per il futuro ci parlano di un calo inarrestabile delle nascite. La popolazione invecchia e ci sono più di 30mila richieste per accedere alle Rsa. Dall’altra parte, però potrebbero esserci molti edifici lasciati a morire.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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