Le diversità che diventano conoscenza per imparare a riconoscere la dignità di ciascuno rispettando le convinzioni diverse dalle proprie.
Trecento ragazzi dell’istituto Mantegna (scuola capofila dato che l’organizzatore dell’iniziativa è il prof. Antonio Viceconte), Cfp Lonati, Sraffa, Falcone di Palazzolo e Università Cattolica hanno percorso 16 km per la pace grazie all’undicesima edizione di «In cammino... Alla scoperta dei luoghi sacri e culturali della città». Una giornata sicuramente impegnativa che è iniziata alle 8 al Mantegna, con l’intervento di un rappresentante della comunità Hindu di Botticino, e si è chiusa poco dopo le 17 alla chiesa di San Francesco.
Nel mezzo tanti passi (in tutti i sensi): prima verso Flero, al Tempio Sikh, poi al Centro culturale islamico di via Corsica, in città, al Tempio buddhista di via Manzoni, al Tempio valdese metodista di via dei Mille e alla Chiesa ortodossa di via Cairoli. Un viaggio che quest’anno cadeva nel giorno del quarantesimo anniversario dell’incontro interreligioso di Assisi del 1986 in ricordo del quale, in serata, è stata recitata una preghiera interreligiosa al convento dei francescani.
Il cammino
La prima visita è stata al tempio Sikh di Flero che era decorato a festa perché ieri cadeva l’anniversario della nascita del quarto dei dieci Guru del sikhismo. Dopo aver fatto togliere le scarpe e chiesto a tutti di coprire il capo, la comunità e il giovane portavoce Sandeep Singh hanno spiegato la storia del credo, l’arrivo in Italia, la fondazione del tempio del 1998, secondo del nostro Paese dopo quello di Novellara, i tre pilastri (lavorare onestamente, condividere con i bisognosi e ricordare e meditare sul nome di Dio) e i cinque simboli, capelli, pettine di legno, il braccialetto d’acciaio, il kachera, un indumento intimo simbolo di modestia e dignità, e il kirpan, il pugnale rituale. Un incontro tra curiosità e apertura che si è chiuso, come tradizione vuole, con l’offerta di cibo indiano preparato nella grande cucina del tempio.

Il gruppo si è poi spostato al centro islamico dove ad accoglierli, con tè alla menta e pasticcini, c’erano tre giovanissime universitarie, Aya Ouchouari, responsabile dell’area giovanile, Munia Deguig e Aneeqa Afzal, che hanno spiegato ad alunni e professori il saluto, «La pace sia con voi», il perché ci si toglie le scarpe, la nascita del centro e la scelta della sede in via Corsica, le attività del centro islamico, come si prega e, per alleggerire la spiegazione, hanno messo in scena un «quizzone» che ha dimostrato la preparazione delle classi.
La parte dedicata alle domande ha portato le giovani rappresentati del centro a parlare di velo, di come si sentono giudicate e di preconcetti («Sono un pregiudizio che cammina» ha detto Munia Deguig sottolineando quanto, in molti, si aspettino che non parli bene o che sia sottomessa al volere del padre, «mentre l’Islam - ha detto - non fa differenza tra un fedele donna o uomo»).
La terza tappa è stata in via Manzoni al Tempio Buddhista dove Lama Luigi (che aveva già parlato ai ragazzi al Tempio Sikh, come don Roberto Ferranti della Diocesi di Brescia) ha benedetto i presenti con il libro tibetano involto nel tessuto contenente gli insegnamenti del Buddha.
Poco distante, in via dei Mille, si è svolta la visita al Tempio Valdese, con le spiegazioni del pastore Dino Magrì, e in via Cairoli alla chiesa ortodossa guidata dall’archimandrita Vladimir Porubin.
I sentimenti
I ragazzi erano sicuramente stanchi a fine giornata, ma mai insofferenti. Interessati hanno posto domande pertinenti, non hanno mai esagerato o dimostrato maleducazione. Le classi che tutti gli insegnanti vorrebbero accompagnare.
Un’iniziativa sicuramente arricchente che, peraltro, li ha avvicinati: più volte si sono chiesti tra loro che religione professassero, sintomo che fosse un argomento fino ad allora mai toccato, e in cosa consistesse il loro rito. Da sottolineare che si sono stupiti di quanto certe risposte dei rappresentanti dei vari credi mettessero in luce principi non lontani dai loro, pur praticati dall’altra parte del mondo, dalla professione di fede al precetto di essere puliti, ordinati nell’aspetto e nella vita; dalla richiesta di non causare la sofferenza altrui all’aiuto dei poveri. Stessi precetti declinati in maniera differente in base alla propria cultura. Alla fine l’obiettivo è stato raggiunto: parola e conoscenza avvicinano.




