Cronaca

«Scuole vetuste, demolire e ricostruire non significa sprecare denaro»

Così l’architetto Fabiano Faini: «Quelle che oggi consideriamo scuole recenti hanno 50 anni e gli interventi di manutenzione straordinaria sono pressoché inesistenti»
Antonio Borrelli

Antonio Borrelli

Giornalista

Non è vero che demolire e ricostruire è uno spreco di risorse
Non è vero che demolire e ricostruire è uno spreco di risorse

Carenze strutturali, igienico-sanitarie, manutentive. Problemi uniti sotto un’unica egida: la vetustà degli edifici. A cristallizzare lo stato di salute delle scuole italiane è l’architetto Fabiano Faini, amministratore della A&I Progettazione Integrata S.c.a.r.l.

Bisogna dividere i problemi: ci sono carenze strutturali dovute al fatto che dal 2018 è cambiata la normativa sulla progettazione degli edifici scolastici, sulla quale base le verifiche hanno dato esito negativo. In tal modo cresce il livello di sicurezza. Il secondo caso riguarda le difficoltà di manutenzione legate all’insufficienza di fondi da una parte e a scarsa cura dell’immobile da un’altra. Parliamo di tetti con infiltrazioni, critiche condizioni igienici-sanitari, degrado diffuso.

Tutto deriva però da un problema atavico: la vetustà degli edifici.

Assolutamente sì. In Italia abbiamo avuto due ondate che hanno portato alla realizzazione di grandi edifici scolastici: il Ventennio e gli anni Settanta. Quelle che oggi consideriamo scuole recenti hanno 50 anni e gli interventi di manutenzione straordinaria sono pressoché inesistenti.

Ci sarà un nuovo periodo storico caratterizzato da investimenti in strutture scolastiche?

Non è alle porte. Basti pensare che a Brescia la prima scuola primaria ricostruita in 30 anni è la Val d’Adige a Mompiano, conclusa un mese fa. Per un rinnovamento complessivo serve demolizione e ricostruzione, ma in Italia non si fa quasi mai perché si pensa che siano soldi sprecati. Ci si preoccupa molto dei commenti dell’opinione pubblica.

Ritiene sia un problema culturale?

Come professionisti del settore questo fenomeno ci chiama spesso a confrontarci. In Italia diamo grande valore al patrimonio edilizio storico e questo ci ha consentito di avere edifici interi utilizzabili dopo 2000 anni. Ma questo ci fa fare errori valutazione su ciò che bisogna ricostruire e cosa no. Inoltre spesso gli enti locali preferiscono investire fondi sicuri in interventi spot di adeguamenti nei primi cinque anni di mandato piuttosto che aspettare finanziamenti che non si sa se mai arriveranno per interventi radicali con tempi più lunghi.

Una scuola che viene dichiarata inagibile può essere utilizzata o viene chiusa?

Dipende dalla criticità. Le inagibilità sono soggette a prescrizioni solitamente in capo ad Ats, che poi stabilisce i tempi entro i quali gli interventi devono essere compiuti.

Qual è la soluzione più comune?

Anni fa la preferenza era sui moduli provvisori, ma oggi i costi sono insostenibili e si preferisce avviare un cantiere ala per ala senza mai chiudere la scuola. È molto complesso ma oggi è la scelta migliore.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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