Cronaca

Alle scuole di Ghedi non solo il radon: ora traslocano i laboratori

Un decreto del 1975 precisa che è consentito ubicare nei piani seminterrati «solo locali di deposito e per la centrale termica o elettrica»
Gianantonio Frosio
La scuola a Ghedi - © www.giornaledibrescia.it
La scuola a Ghedi - © www.giornaledibrescia.it

Le brutte notizie sono come gli orecchini, viaggiano in coppia. Dopo la chiusura della palestra a causa del radon, alla scuola media c’è un’altra criticità: i laboratori del seminterrato, che sono stati spostati ai piani superiori. Lo impone il decreto ministeriale «Norme tecniche relative all’edilizia scolastica», che al capitolo 3 dice: «Sarà consentito ubicare in piani seminterrati solo locali di deposito e per la centrale termica o elettrica». Tutto il resto è vietato.

La vicenda

La questione potrebbe essere archiviata con un proverbio: «Non tutti i mali vengono per nuocere». Nel caso specifico, il male è la diminuzione del numero degli studenti, che ha compresso le classi in entrata. Meno classi, più aule libere: è lì che hanno trovato posto i laboratori.

C’è un dubbio. Il decreto è del 18 dicembre 1975: perché applicarlo solo ora? Per tanti anni, il seminterrato della scuola ha accolto classi, l’aula magna, riunioni del collegio docenti, incontri con genitori e associazioni, laboratori di arte, musica e teatro.

Tra deroghe e progetti

Abbiamo girato il dubbio a Gabriella Salerno, dirigente dell’Istituto comprensivo, che, essendo arrivata da un anno, risponde per il periodo che le compete. Bisogna sapere che dal 2022 alcuni locali del seminterrato erano chiusi a causa del radon (sempre lui: il famigerato gas che sta facendo vedere i sorci verdi agli amministratori).

Visto che il radon era tornato a livelli normali, in autunno la dirigente aveva chiesto ad Ats di riutilizzare gli spazi chiusi nel 2022. Immaginate la sua faccia quando ha letto la risposta di Ats: visto il decreto del 1975 «i piani interrati non possono essere utilizzati a scopo didattico». In pratica, oltre a non riaprire quelli chiusi, la dirigente ha dovuto chiudere anche gli altri.

«Ci sarebbe una possibilità di deroga – dice Gabriella Salerno –: presentare una lunga serie di documenti e dichiarazioni di tecnici specializzati, che ci costerebbero un occhio della testa. Anche no: ci siamo spostati ai piani superiori e per il momento l’abbiamo chiusa lì». L’Amministrazione comunale ha un progetto per «eliminare» il seminterrato. Ma è poco più di un’idea: per realizzarla servono anni (e soldi).

Dicevamo della palestra chiusa. Varie le soluzioni possibili: quella più radicale prevede la rimozione del pavimento, la stesura di una guaina anti radon e una nuova copertura. Sono molte decine di migliaia di euro. Ma se è da fare si farà.

Piuttosto lascia perplessi la normativa: «Fatto il risanamento – dicono in Comune –, prima di rifare la misurazione del radon deve passare un anno». Cioè: ipotizzando la bonifica a primavera 2026, se per il monitoraggio bisogna attendere 12 mesi, la palestra tornerà agibile non prima di settembre 2027.

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