Tra ricorsi al Tar, assemblee pubbliche e polemiche, il progetto Sares Green resta uno dei dossier industriali più delicati della Valtrompia. Per questo assume un significato particolare la decisione dell’azienda di incontrare in esclusiva il Giornale di Brescia e Teletutto, aprendo le porte dell’impianto sperimentale di Ponte Zanano, base tecnologica del futuro insediamento autorizzato dalla Regione.
Collaborazione
L’apertura arriva insieme all’annuncio di una nuova fase della collaborazione con Ramet, il Consorzio di ricerca per la Metallurgia e la Tecnologia promosso da Confindustria Brescia, che svilupperà un programma volontario di monitoraggio ambientale destinato ad affiancare i controlli già previsti dall’autorizzazione regionale.
Non è la prima volta che l’azienda sceglie la strada dell’apertura: una decina di anni fa aveva organizzato un open day rivolto alla cittadinanza. «Vogliamo continuare a lavorare con un approccio fondato su dati oggettivi e sulla massima trasparenza» spiega Tiberio Assisi, vicepresidente di Sares Green, che vive a Ponte Zanano, a circa 300 metri in linea d’aria dal futuro impianto, destinato a sorgere accanto ad Assisi Raffinerie Metalli. Ed è proprio dagli scarti non metallici prodotti da quest’ultima che prenderà forma il progetto, completando una filiera del recupero già esistente.
Nuova vita
Il materiale in questione è il cosiddetto car fluff, la parte non metallica che rimane dopo la demolizione e la frantumazione dei veicoli fuori uso: un miscuglio di plastiche, gomme, tessuti, schiume e altri residui che oggi finisce prevalentemente in discarica.
L’obiettivo di Sares Green è recuperarlo e trasformarlo in nuovi prodotti destinati all’industria. Cuore del sistema è la tecnologia brevettata Irle, sviluppata in oltre quindici anni di studi. «Si tratta di un brevetto innovativo nato per recuperare materiali che oggi finiscono prevalentemente in discarica e restituirli al ciclo produttivo» spiega Pierlorenzo Capranica, ideatore della tecnologia.

In concreto il car fluff viene inserito in un reattore chiuso e trattato in assenza di ossigeno. Il materiale non viene quindi bruciato, ma scomposto nei suoi componenti principali attraverso una reazione chimico-termica. Dal processo si ottengono un combustibile liquido, il Chemfuel, un materiale carbonioso solido, il Chemcarbon, e un gas di sintesi, il Chemgas, che viene riutilizzato all’interno dell’impianto contribuendo ad alimentare il processo stesso. L’unico scarto finale è costituito dall’acqua di processo, che viene presa in carico da aziende specializzate. L’impianto pilota è circa dieci volte più piccolo rispetto a quello industriale, che sarà realizzato in tre moduli successivi tra il 2028 e il 2029.
Monitoraggio atmosferico
«Da oltre vent’anni operiamo nel monitoraggio atmosferico dei microinquinanti organoclorurati – spiega l’ingegner Alessandro Corsini, consulente Ramet –. Mettere questa esperienza a disposizione di Sares Green significa costruire un percorso volontario di approfondimento scientifico che accompagni lo sviluppo del progetto a tutela dell’azienda e del territorio».
Sul fronte sanitario l’azienda ricorda inoltre che, nell’ambito della Valutazione di impatto ambientale, è stato predisposto uno studio sulla componente salute pubblica che ha preso in esame circa 69mila abitanti di Sarezzo e dei Comuni limitrofi, escludendo, secondo il metodo adottato, rischi sanitari non accettabili per la popolazione.


