Cronaca

Rsa: «In lista d’attesa da tre anni: è inaccettabile»

Nadia Lonati
La storia di Maria, figlia di una 84enne con l’Alzheimer: «Dopo aver protestato forse troveremo posto, ma c’è non trasparenza»
In Lombardia sono aumentati i nuclei Alzhemeir
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Un’attesa costante, a dispetto di una situazione che si aggrava, mentre costi e preoccupazioni crescono, insieme al malcontento. La situazione che stanno vivendo la signora Maria (nome di fantasia) e la sua famiglia è specchio di tante, e racconta di una quotidianità stravolta dall’Alzheimer e attanagliata dalla difficoltà di accedere ad assistenza e servizi che dovrebbero essere invece garantiti.

Burocrazia folle

«La mia mamma, 84enne, ha cominciato ad avere problemi di Alzheimer una decina di anni fa - racconta una delle figlie - e tre anni fa, di fronte a una condizione peggiorata, mia sorella ed io l’abbiamo iscritta alle liste di tutte le rsa, sia le convenzionate con il Comune di Brescia che non, scontrandoci con una burocrazia folle e rimpalli vari». In attesa che si liberasse un posto, la mamma è rimasta a casa, seguita dalla badante, tuttavia a un certo punto non era più gestibile: «Nel dicembre scorso si è aperta la possibilità in una rsa della Franciacorta, la distanza, 30 minuti in auto, è tutto sommato sostenibile e abbiamo deciso di farla ricoverare, come solvente, con le spese cioè totalmente a carico nostro: 95 euro al giorno per 2.890 euro mensili ai quali si aggiungono anche gli eventuali costi di ricostituenti e antibiotici. Questo perché, dal momento che la realtà che la ospita non è accreditata, il medico di riferimento non è quello della struttura ma quello di base».

L’aggravamento

Nel frattempo, le condizioni della signora sono peggiorate, non si alza più dalla sedia a rotelle, non è più autosufficiente ed ha catetere vescicale 24 ore su 24: «Ad aprile abbiamo accertato l’aggravamento, è passata dalla lista del nucleo protetto a quella normale, il che avrebbe dovuto accelerare le cose, eppure nulla è cambiato: ancora oltre la 70esima posizione. Com’è possibile? Non si comprende perché, non c’è trasparenza, tanto più che la legge stabilisce che dopo un anno in lista, un malato di Alzheimer debba obbligatoriamente essere accreditato».

Stanche della situazione, le figlie della signora hanno iniziato a puntare i piedi e una possibilità sembrerebbe potersi aprire: «Ho denunciato le perplessità all’assistente sociale che, concorde con noi, si è attivata con Ats per capire il problema, tutt’ora sconosciuto, il che è inaccettabile, e negli ultimi giorni ho ricevuto chiamate da due strutture cittadine: non appena si libererà un posto, la mamma avrà la priorità. In una manciata di giorni 70 e più posizioni si sono azzerate? È evidente che qualcosa non funzioni. E in tutto questo le famiglie sono lasciate sole».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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