Dal modello medico al progetto di vita, per superare la frammentazione burocratica mettendo al centro la persona, i suoi desideri e il suo contesto sociale. La rivoluzione nel mondo della disabilità in Italia passa da questa trasformazione radicale nel sistema di riconoscimento e tutela dei diritti delle persone diversamente abili.
Frutto della legge delega 227/2021 legata agli obiettivi del Pnrr, la riforma ha trovato piena espressione nel Dl 62/2024 e ha avviato il suo percorso di transizione in via sperimentale nel 2025 in 60 province italiane.
Con il nuovo sistema, l’Inps diventa l’unico titolare dell’accertamento sanitario per semplificare drasticamente il processo, che si articola in quattro fasi. Dopo che il medico curante invia telematicamente all’Inps un nuovo certificato medico introduttivo, la visita non si baserà più sulle vecchie tabelle basate solo su percentuali d’invalidità, ma integrerà i criteri internazionali Icd (classificazione delle malattie) e Icf (classificazione del funzionamento e della salute) affiancati dal questionario standardizzato Whodas. Sarà il nuovo centro medico legale di Brescia dell’Inps a definire e inviare il certificato unico e a far scattare eventualmente l’erogazione delle prestazioni economiche.
Sperimentazione
Nei primi 21 mesi di sperimentazione (dal primo gennaio 2025 al 30 settembre 2026) la sede Inps di Brescia ha gestito 36.306 pratiche (il 99,29% di quelle pervenute) e ha definito 32.805 certificati (l’89,72% del totale), convocando a visita 3.501 persone (meno del 10% delle domande pervenute, altre 259, sono in istruttoria).
Per ottenere un certificato l’attesa media è stata di 58 giorni e a partire dal giugno scorso si è assistito a una forte accelerazione da parte dell’Inps di Brescia nella definizione dei certificati e nella convocazione a visita, a fronte di un minor numero di richieste pervenute.
Le parole
«Ottimi risultati per Brescia, che è stata apripista, in quanto tra le prime nove province in Italia ad avviare la sperimentazione - commenta Alberto Cuccaro Santissimo, direttore provinciale dell’Inps di Brescia –. Abbiamo dovuto ristrutturare perché è maggiore il flusso delle persone che vengono. È stato un impatto difficile, abbiamo avuto problemi strutturali e di organico, ma facendo rete con istituzioni e reclutando personale abbiamo smaltito il carico, e oggi possiamo dire che stiamo lavorando quasi sul corrente».
Questa fase di rodaggio, servita per analizzare le criticità lungo il percorso, accompagnerà il sistema fino al primo gennaio 2027, data in cui le nuove regole entreranno ufficialmente in vigore su tutto il territorio nazionale.
Progetto di vita
La vera chiave di volta della riforma della disabilità è il Progetto di Vita. Non saranno più i cittadini a dover inseguire servizi frammentati sul territorio in un vero e proprio labirinto burocratico, ma saranno i servizi a doversi coordinare intorno alla persona.
Non solo. Non si tratterà più di ricevere un «sussidio fisso» uguale per tutti, ma di creare un piano su misura che include i desideri della persona (come le aspirazioni di studio, di lavoro, di socialità o di sport), attraverso un’équipe multidisciplinare in grado di capire bisogni e sostegni, nonché il budget di progetto. Tutte le risorse economiche, sanitarie e sociali (pubbliche e private) verranno infatti unite in un unico fondo economico flessibile (chiamato «Fondo per i progetti di vita») per finanziare le attività decise nel piano, garantendo una reale autonomia all’interno della propria casa e della comunità.
Attivato su richiesta del cittadino o della famiglia, il Progetto di Vita, come si diceva, viene redatto da un’équipe multidisciplinare. Si tratta di un piano dinamico e personalizzato che mappa i sostegni necessari (sanitari, educativi, sociali, lavorativi) partendo dalle aspirazioni, dalle preferenze e dai desideri della persona stessa.
Solo il tempo dirà se la riforma della disabilità avrà sortito gli effetti sperati, ma già il prossimo anno potrebbe dare indizi in tal senso.




