Riforma della sanità sul territorio, i medici bocciano l’attuazione
Chi fa cosa nelle Case di Comunità? Perché la telemedicina non decolla? Cosa sono le Cot? I medici bresciani ammettono di conoscere solo superficialmente la maxi operazione di riorganizzazione della sanità prevista dal Dm 77 e dalla legge regionale del 14 dicembre 2021. E coloro che ne sanno di più esprimono pareri critici. O meglio ne salvano i principi, ma ne criticano l’attuazione: la vedono ancora lontana.
Sondaggio
È quanto emerge dall’esito del sondaggio che l’Ordine dei medici di Brescia ha sottoposto in primavera ai propri iscritti. Un sondaggio lanciato on line al quale hanno aderito in 1.006 (il 32% medici ospedalieri, il 22% medici di famiglia e pediatri di libera scelta...) che rappresentano il 12% del totale (allora erano 8.500). «L’idea – fa sapere il presidente Germano Bettoncelli – ci è venuta in quanto stiamo vivendo un periodo di trasformazione. Un periodo caratterizzato dalla sofferenza del Servizio sanitario nazionale, sottofinanziato rispetto agli altri Paesi europei; dal disagio dei cittadini che lamentano lunghe liste di attesa e necessità di spendere di tasca propria per ottenere ciò di cui hanno bisogno; e dalla necessità di gestire in modo lungimirante una cronicità che si fa sempre più diffusa e complessa».

Perplessità
In questo contesto l’Ordine ha voluto sondare il parere dei medici proprio relativamente alla riforma che sta introducendo un nuovo modello assistenziale basato su una forte integrazione tra ospedale e territorio. Come spiega Angelo Bianchetti, direttore di Brescia Medica (la rivista dell’Ordine) e curatore del sondaggio, il primo dato che emerge è la scarsa conoscenza della normativa sulla riorganizzazione della sanità territoriale: il 58% degli intervistati dichiara di averne una conoscenza superficiale o parziale. Da qui un interrogativo: «Come può funzionare una riforma della quale si sa poco?», si chiede Bianchetti.
Il secondo elemento che fa riflettere è il giudizio complessivo che viene dato alla riforma: quasi il 42% dei medici che hanno aderito al sondaggio la ritiene inutile o pensa sia poco probabile che porti a miglioramenti. Non solo: come fa notare il curatore, i giudizi negativi sono superiori fra chi dichiara di avere una buona conoscenza delle norme (40,5% di pareri critici) o almeno discreta (54,5%). Preso atto di ciò Bianchetti evidenzia «la necessità che il tema venga affrontato in modo forte: le riforme calate dall’alto non hanno successo, quelle che coinvolgono gli attori sì».
Speranze
Il sondaggio, però, mette in luce critiche, ma anche speranze: «I medici – a dirlo è il presidente – chiedono chiarezza: vogliono sapere cosa c’è dentro i muri, cosa faranno nelle Case di comunità, che tipo di rapporto avranno con le Asst. E si dimostrano disposti a confrontarsi con i decisori e gli organizzatori con l’obiettivo di costruire una sanità territoriale maggiormente capace di affrontare le sfide della cronicità».
Entra nel merito Bianchetti: «Nonostante i dubbi e le criticità, gli intervistati ritengono che nelle Case di comunità i medici di medicina generale potranno gestire i propri pazienti cronici in un setting diverso con personale medico specialistico e infermieristico, e realizzare progetti di medicina preventiva, comprese le vaccinazioni. Mentre gli specialisti potranno effettuare visite in un ambiente di prossimità, con una migliore collaborazione con il medico di famiglia nella gestione di casi complessi. Il problema è che vedono ancora lontano questo modello».
In tutto questo l’Ordine non intende stare a guardare: «Abbiamo un approccio aperto: vogliamo lavorare con tutti, anche con i Comuni e le associazioni», dichiara Bettoncelli.
Tavolo di lavoro
Nello specifico, riferisce il consigliere Umberto Valentini, «per affrontare la sfida della cronicità e valorizzare la presa in carico dei pazienti sul territorio, l’Ordine ha definito una strategia che fa leva su un cambiamento culturale, prima ancora che strutturale. Si è dato vita a un gruppo di lavoro che coinvolge Ats e Asst del territorio insieme ai principali ospedali privati accreditati, ad esponenti della medicina generale e della pediatria di famiglia. Attraverso il tavolo di confronto e la promozione di convegni tematici è stato messo a punto un percorso formativo per gli operatori sanitari, orientato a facilitare il lavoro in team multidisciplinari, l’acquisizione di nuove competenze gestionali, organizzative e relazionali, l’integrazione dei bisogni sanitari con quelli sociali, la condivisione dei percorsi tra ospedale e territorio».
Nell’ambito di questo percorso finalizzato a «imparare a lavorare insieme» l’Ordine sta organizzando un corso per referenti delle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) dei medici di famiglia – 40 nel Bresciano – che avranno il compito di coordinare l’attività dei colleghi e di interfacciarsi con gli altri livelli deputati all’assistenza sanitaria e sociale.
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