Rezzato, Bagnolo, Ghedi e Manerbio sono ancora senza piscina

Questioni annose, che si trascinano fra dibattiti più o meno sterili e soluzioni impraticabili. Col risultato che i cittadini, stagione dopo stagione, restano all’asciutto.
Accade ad esempio a Ghedi, dove la piscina è chiusa da marzo 2020. Nonostante i ripetuti annunci di una imminente ripresa, i tuffi restano off limit almeno fino al 2025. Nei giorni scorsi una sessantina di ghedesi esasperati ha organizzato nun flash mob di protesta, con tanto di ombrelloni, sedie a sdraio e pure qualche ciambella.

Destini identici

Restano chiuse, fino a data indefinita, anche le piscine di Bagnolo Mella e di Manerbio. Quest’ultimo impianto non ha mai riaperto dopo la stagione estiva del 2017. Nel 2022 la Giunta Alghisi ha provato a smuovere le acque, conferendo l’incarico per la realizzazione di uno studio di fattibilità propedeutico alla riapertura della struttura a uno studio specializzato in impianti natatori.
Ad oggi il progetto è rimasto solo su carta. «Purtroppo i competitor non sono interessati ad investire su un’area così piccola - spiega il sindaco Paolo Vittorielli -. Stiamo quindi ragionando sulle aree limitrofe alla piscina: la riapertura del ristorante e il miglioramento dell’area tennis». Nel 2020 lo stesso destino è toccato alla piscina di Bagnolo Mella. Qui però, oltre allo stop, è arrivata anche una causa, ancora aperta, con l’ex gestore dell’impianto. «Indipendentemente dalla sentenza, che dovrebbe arrivare a gennaio - spiega il sindaco Stefano Godizzi -, sarebbe necessario valutare le condizioni a dell’impianto e capire come intervenire».
Storia infinita

Quello della piscina comunale di Rezzato, chiusa dal 30 agosto 2022, è un cammino disseminato da aperture e chiusure a singhiozzo, fallimenti e polemiche.
L’impianto natatorio ha vissuto subito una partenza tribolata: poco dopo l’apertura nel 2010 la prima grana. L’Eurosporting di Torino, che la gestiva attraverso la controllata Sporting Rezzato, avrebbe dovuto averla in carico per decenni, pagando il mutuo di 5,2 milioni stipulato con una fidejussione garantita dal Comune. Nel 2013 la prima chiusura, poi una riapertura nel 2014 e ancora una chiusura nel 2016, con la richiesta di istanza di fallimento dello Sporting Rezzato, che ha portato nuovamente la piscina nella mani dell’amministrazione comunale. Di seguito un’altra gestione fallimentare e altri imponenti lavori conservativi. Poi è arrivato il Covid e infine, dopo la riapertura con una gestione temporanea di un anno, la decisione dell’ex amministrazione Ventura di chiuderla definitivamente.
E ora che si fa? La nuova amministrazione Reboldi è possibilista: «La piscina è un patrimonio della comunità ed è costata anche un patrimonio: averla in quelle condizioni è c un enorme spreco». «Abbiamo provveduto - prosegue il sindaco - ad un sopralluogo per verificare la situazione della struttura e abbiamo già incontrate un paio di società interessate alla gestione e altre ne incontreremo. La nostra priorità è ora fare un’analisi precisa dei lavori che sono assolutamente necessari per poterla riaprire, ed individuare finanziamenti ad hoc, ma anche proporre eventuali partenariati pubblico-privato, come fatto a Desenzano. Il nostro obiettivo è la riapertura: le tempistiche non sono nè certe né brevi, ma cercheremo di reperire le risorse necessarie»
Il caso Desenzano

Le piscine di Desenzano saranno rifatte in toto grazie a un accordo pubblico-privato: venerdì il Consiglio comunale ha approvato uno stanziamento iniziale di 5,2 milioni, che consente di dare avvio al procedimento a evidenza pubblica indispensabile per individuare il progetto migliore tra quelli che si candideranno. In tutto serviranno più di dieci milioni. L’impianto Signori è chiuso dal 31 dicembre 2023 e le sue condizioni, unite a una serie di gestioni non sempre felici, avevano negli ultimi anni suscitano polemiche.
Allo scadere della convenzione con l’ultima delle società, il Comune ha scelto di chiudere e di procedere col rifacimento. Un’opzione (l’unica) sul piatto da anni: era il 2022 quando Garda Uno presentò il proprio progetto da 8,5 milioni.
Col tempo il Comune ha però valutato migliore la strada del partenariato e ora lo stanziamento approvato rappresenta il primo passo in questa direzione.
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