Sono gli insegnanti i primi ad aver dovuto adeguarsi all’obbligo di utilizzo dell’identità digitale per accedere al registro elettronico. Un obbligo che li tocca da vicino, poiché la normativa vuole che il registro elettronico abbia valore di atto pubblico e la giurisprudenza equipara la firma digitale alla firma amministrativa ufficiale. Pertanto la mancata firma o il ritardo ingiustificato nell’apporla espongono il docente a rischi di sanzioni disciplinari o addirittura, in casi estremi, a conseguenze penali.
E qui cominciano i guai perché, potrà sembrare strano, non è detto che l’insegnante sia in possesso di uno smartphone e non esiste una legge che imponga l'uso di dispositivi personali o connessioni internet a proprie spese per lo svolgimento del servizio.
Abbiamo parlato di questa novità e delle conseguenze che comporta con un docente di un istituto superiore bresciano che lamenta criticità.
Professore, cosa ne pensa?
«Nella mia scuola, l’obbligo è entrato in vigore da pochi giorni. Io ho lo Spid e, finora, non ho riscontrato problemi. Però questa operazione, all’inizio di ogni lezione, “ruba” tempo alle spiegazioni o alle altre attività didattiche; inoltre sono sempre preoccupato che l’autenticazione a due fattori non funzioni, che le credenziali inserite non risultino corrette e che, dunque, il sistema mi blocchi. E, chi ha a che fare con queste procedure, sa che poi non è così semplice, e tanto meno veloce, farsi mandare nuove credenziali e riattivare il servizio».
E per coloro che non posseggono uno smartphone?
«Ho un collega di un altro istituto che è in questa situazione – riferisce il docente –. Non ha uno smartphone; ha la carta d’identità elettronica e, mi diceva, per accedere ai servizi online è necessario avere (in assenza appunto di uno smartphone) un lettore di smart card contactless abbinato al pc, che quindi la scuola dovrebbe procurarsi. Nella sua sede, la norma non è stata ancora applicata, e sta a vedere cosa succederà, ma non intende assolutamente provvedere all’aggiornamento della tecnologia in prima persona».
Ritiene ci fosse proprio bisogno di questa novità?
«Non credo, o quanto meno si sarebbe dovuto procedere in modo molto più graduale. Mi sembra che le priorità, oggi, nella scuola siano altre. E penso anche ai disagi cui potranno andare incontro le famiglie».



