Cronaca

Lo Spid per usare il registro digitale, proteste tra gli insegnanti

Tra difficoltà tecniche, rallentamenti e timori di esclusione digitale, negli istituti bresciani la novità procede a velocità diverse
Anita Loriana Ronchi
Il registro elettronico
Il registro elettronico

Dal – se qualcuno ancora se lo ricorda – vecchio registro cartaceo di classe, su cui apporre la firma con una semplice penna, all’uso del registro elettronico sui dispositivi informatici mediante user e password, fino all’obbligo di accesso mediante Spid (Sistema pubblico di identità digitale) o Cie (Carta d’identità elettronica).

Anche per firmare il registro elettronico a scuola, infatti, è ora necessario ricorrere alle due principali identità digitali del nostro Paese. Il passaggio è già avvenuto, con la Legge n. 182/2025 (nota come Ddl Semplificazioni) la quale stabilisce che tale obbligo entri in vigore dall’anno scolastico 2026/2027 per i docenti, il personale Ata e le famiglie. La ratio? Ragioni di sicurezza e protezione dei dati sensibili: il registro elettronico contiene informazioni delicate, come valutazioni, assenze, note disciplinari e dati relativi a studenti con disabilità o bisogni educativi speciali.

Una decisione che, però, sta sollevando non poche proteste e polemiche da parte di insegnanti, sindacati di base e delle stesse famiglie. Intanto, si tratta di una modalità che implica l’autenticazione a due fattori, richiedendo in genere la ricezione di una notifica o di un sms sul cellulare personale del docente (e una precedente norma ha vietato l’uso di smartphone, smartwatch, auricolari wireless e dispositivi personali connessi dall’ingresso fino all’uscita dall’edificio scolastico).

Le reazioni

La legge – altro elemento che sta suscitando contrarietà – prevede che la firma del registro elettronico avvenga in tempo reale all’inizio di ogni lezione, il che costringe l’insegnante ad utilizzare il proprio smartphone privato continuamente durante l’orario di lavoro. Non solo: «armeggiare» con il proprio cellulare all’avvio di tutte le lezioni, dovendo prima collegarsi alla rete, quindi cercare di accedere per esempio con lo Spid ed attendere che arrivino le relative notifiche sull’app collegata, porta via di fatto minuti preziosi alla didattica. Senza contare, poi, che non sempre la rete dell’istituto è propriamente performante e che la copertura wi-fi può essere insufficiente o instabile nelle aule, con gli inevitabili intoppi e rallentamenti che ne conseguono.

A dire il vero, non tutti gli istituti scolastici bresciani hanno finora aderito alla procedura. C’è chi è già partito e chi, invece, non ha ancora messo la questione all’ordine del giorno. L’obbligo vale anche per i genitori (o tutori) dell’alunno. Sebbene le tempistiche possano variare a seconda dell’istituto, già si stanno levando parecchie lamentale da quanti ritengono essere di fronte ad una nuova «barriera» per i cittadini. Il ricorso esclusivo a Spid o Cie rischia di «tagliare fuori» chi ha poca dimestichezza con la tecnologia, alcuni tra i più anziani (nonni) che si occupano dei nipoti e chi non possiede la strumentazione adeguata. Tanto più che non è possibile condividere un unico account per controllare i voti e le comunicazioni, ma ogni genitore deve possedere e usare la propria identità digitale personale

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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