Cronaca

Rapinati e sfregiati fuori dal locale: «La sera più brutta della vita»

Le parole dei due coniugi, residenti nella Bassa, aggrediti la sera del 5 gennaio in via Triumplina dai tre giovani arrestati dalla Squadra Mobile
Simone Bracchi

Simone Bracchi

Giornalista

Il frame del video di una delle rapine del branco
Il frame del video di una delle rapine del branco

Prima hanno colpito lui alla testa, con estrema ferocia, lasciandolo a terra privo di sensi. Poi è toccato alla moglie. «Non ho avuto nemmeno il tempo di accorgermi di quello che stava accadendo, sono stata trascinata a terra e poi uno di quei ragazzi mi ha colpito al volto, con un manicotto antincendio. Per me e mio marito sono stati gli istanti più brutti della nostra vita».

Sono passati più di otto mesi da quella brutale rapina, avvenuta in città la sera del 5 gennaio, ma è ancora tutto perfettamente cristallizzato nei ricordi dei due coniugi residenti nella Bassa, vittime di quel branco di giovanissimi - composto anche da due ragazzini minorenni - che ieri mattina è stato smantellato dagli agenti della Mobile, al termine di una mirata attività di indagine, coordinata fino all’ultimo con grande attenzione, fino alla recente scomparsa, dalla pm Benedetta Callea. Nonostante la paura e il violento colpo riportato alla testa, è impossibile dimenticare quella sera «un episodio che ci ha inevitabilmente segnati, condizionando le nostre vite».

Il racconto

La rapina ai danni dei due coniugi - lui 39 anni, lei 32 - è soltanto una delle quattro contestate al gruppo ma probabilmente quella più violenta. Quella sera marito e moglie stavano uscendo da un ristorante coreano situato in via Triumplina, a Brescia, all’altezza del Centro Futura.

«Eravamo usciti a cena e mi ricordo che prima di andare alla cassa per pagare il conto, avevamo visto due ragazzini che dicevano di essere stati rapinati, ma non erano feriti e dunque non abbiamo dato molta importanza al fatto - continua la donna al telefono -. Una volta fuori dal locale, io e mio marito abbiamo notato due giovani non molto distanti dalla porta d’ingresso, appoggiati a una colonna. Ma era tutto tranquillo e non avevamo collegato quei due al racconto che avevamo sentito poco prima all’interno del ristorante».

Mentre ripercorre quei momenti, la voce della giovane donna - accanto a lei c’è il marito - a tratti trema. Impossibile restare impassibili quando la sera più brutta delle propria vita torna prepotentemente al centro dei ricordi. Ma il racconto è chiaro e con grande semplicità restituisce nei minimi dettagli la scena dell’aggressione.

L’aggressione

«Hanno aspettato che ci allontanassimo di qualche metro, se ci avessero aggredito davanti alla vetrata del ristorante per gli altri clienti non sarebbe stato un bello spettacolo - continua -. Poi è successo tutto velocemente. Ho sentito dei passi veloci, io ero poco più avanti rispetto a mio marito e quando mi sono girata l’ho visto a terra, svenuto, con le braccia sollevate. Quello è stato il momento più brutto della mia vita, pochi secondi che non dimenticherò mai. E lo stesso è successo poco dopo a mio marito, quando ha ripreso conoscenza e mi ha vista con il volto macchiato di sangue. Per lui è stato tremendo anche perché si è sentito impotente. Quei momenti sono stati un po’ confusi, ma ricordo bene che chi ha colpito mio marito non è lo stesso che ha ferito me e che poi mi ha rubato lo zaino. Gli altri erano già scappati».

Le ferite

Con il tempo la paura probabilmente diventerà meno angosciante, ma le ferite restano. «Io ho riportato un danno permanente all’udito a causa di quel colpo al volto con il manicotto metallico dell’idrante, mentre mio marito nella caduta si è aperto il naso e ora ha una cicatrice. Ma il colpo che gli ha fatto perdere i sensi lo ha preso all’orecchio, una ferita bruttissima, per poco non glielo hanno staccato».

I due, prima di essere portati in ospedale, hanno trovato rifugio all’interno del ristorante, proprio come il ragazzino minorenne vittima della prima rapina, in attesa della Polizia. Per lei una prognosi di quasi 40 giorni, per lui di oltre 25.

Giustizia

Sono passati più di otto mesi e ora il branco è stato smantellato. I tre maggiorenni sono stati arrestati e portati in carcere.

«Siamo contenti che siano stati assicurati alla giustizia, questo in qualche modo ci ripaga di quello che abbiamo vissuto sulla nostra pelle quella sera di gennaio - conclude la donna -. Ora ci costituiremo parte civile nell’eventuale processo nei loro confronti». Nei confronti di chi, per rubare uno zaino, si è scagliato contro di loro con una ferocia inaudita, lasciando sulla loro pelle i segni indelebili della violenza del branco.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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