Cronaca

Tra porti oceanici e deserti, quali sono le rotte del traffico di cocaina

Un arcipelago logistico che collega aree di produzione, piattaforme d’esportazione, scali intermedi e mercati finali
Michele Brunelli

Michele Brunelli

Editorialista

Droga sequestrata dalla Guardia di Finanza
Droga sequestrata dalla Guardia di Finanza

Le vie della cocaina non seguono più un corridoio stabile, ma un arcipelago logistico che collega aree di produzione, piattaforme d’esportazione, scali intermedi e mercati finali. La Colombia resta il principale polo produttivo, mentre Ecuador e Brasile sono importanti snodi di partenza. Il primo combina vicinanza alle aree colombiane, traffici in container e porti integrati nelle esportazioni agroalimentari; il secondo riceve anche cocaina peruviana e boliviana e dispone di grandi terminal e reti criminali attive sulle due sponde dell’Atlantico.

La direttrice prevalente resta marittima, con carichi destinati soprattutto alla Penisola iberica e ai porti del Mare del Nord. La maggiore pressione sui Paesi Bassi ha però favorito lo spostamento verso porti alternativi, scali regionali e approdi meno controllati lungo le coste portoghesi e galiziane.

La logistica

Alla dispersione geografica si affianca la moltiplicazione dei vettori e delle modalità di consegna: dai trasferimenti nave-nave ai carichi galleggianti dotati di GPS, pescherecci, go-fast e semisommergibili. Ne deriva una rete logistica articolata su canali alternativi e rapidamente riconfigurabili, nella quale rotte, mezzi ed equipaggi sono sostituibili. Il sequestro di una singola spedizione sottrae droga al mercato, ma non compromette necessariamente l’intera filiera, che può deviare i flussi, attivare percorsi diversi e rimpiazzare rapidamente il carico perduto.

Questa capacità di diversificazione emerge soprattutto in Africa occidentale, divenuta piattaforma di approdo, stoccaggio e redistribuzione dei carichi verso l’Europa. La regione non ruota più attorno a un solo «narco-hub», ma è ormai un sistema policentrico, nel quale i principali nodi costieri atlantici possono essere utilizzati per sbarco, deposito, trasbordo e reinserimento della cocaina nei flussi commerciali.

Le strategie delle organizzazioni

Questa frammentazione consente alle organizzazioni criminali di spostare rapidamente le operazioni quando un porto o un corridoio diventa più esposto ai controlli. La cocaina prosegue poi soprattutto via mare, reimmessa nei traffici diretti verso l’Europa o trasferita su unità minori verso le Canarie e le coste iberiche. Una quota più contenuta percorre invece il principale corridoio transahariano, che dal Mali settentrionale risale verso l’Algeria e gli sbocchi mediterranei del Nord Africa. Pur secondaria per volumi, questa via assume un rilievo geopolitico particolare: attraversa territori caratterizzati da un controllo statale discontinuo, nei quali i trafficanti acquistano protezione e si inseriscono nelle economie di contrabbando. I proventi alimentano così corruzione, reti clientelari ed economie di guerra, rafforzando intermediari e gruppi armati lungo l’intero corridoio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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