Le vie della cocaina non seguono più un corridoio stabile, ma un arcipelago logistico che collega aree di produzione, piattaforme d’esportazione, scali intermedi e mercati finali. La Colombia resta il principale polo produttivo, mentre Ecuador e Brasile sono importanti snodi di partenza. Il primo combina vicinanza alle aree colombiane, traffici in container e porti integrati nelle esportazioni agroalimentari; il secondo riceve anche cocaina peruviana e boliviana e dispone di grandi terminal e reti criminali attive sulle due sponde dell’Atlantico.
La direttrice prevalente resta marittima, con carichi destinati soprattutto alla Penisola iberica e ai porti del Mare del Nord. La maggiore pressione sui Paesi Bassi ha però favorito lo spostamento verso porti alternativi, scali regionali e approdi meno controllati lungo le coste portoghesi e galiziane.
La logistica
Alla dispersione geografica si affianca la moltiplicazione dei vettori e delle modalità di consegna: dai trasferimenti nave-nave ai carichi galleggianti dotati di GPS, pescherecci, go-fast e semisommergibili. Ne deriva una rete logistica articolata su canali alternativi e rapidamente riconfigurabili, nella quale rotte, mezzi ed equipaggi sono sostituibili. Il sequestro di una singola spedizione sottrae droga al mercato, ma non compromette necessariamente l’intera filiera, che può deviare i flussi, attivare percorsi diversi e rimpiazzare rapidamente il carico perduto.
Questa capacità di diversificazione emerge soprattutto in Africa occidentale, divenuta piattaforma di approdo, stoccaggio e redistribuzione dei carichi verso l’Europa. La regione non ruota più attorno a un solo «narco-hub», ma è ormai un sistema policentrico, nel quale i principali nodi costieri atlantici possono essere utilizzati per sbarco, deposito, trasbordo e reinserimento della cocaina nei flussi commerciali.
Le strategie delle organizzazioni
Questa frammentazione consente alle organizzazioni criminali di spostare rapidamente le operazioni quando un porto o un corridoio diventa più esposto ai controlli. La cocaina prosegue poi soprattutto via mare, reimmessa nei traffici diretti verso l’Europa o trasferita su unità minori verso le Canarie e le coste iberiche. Una quota più contenuta percorre invece il principale corridoio transahariano, che dal Mali settentrionale risale verso l’Algeria e gli sbocchi mediterranei del Nord Africa. Pur secondaria per volumi, questa via assume un rilievo geopolitico particolare: attraversa territori caratterizzati da un controllo statale discontinuo, nei quali i trafficanti acquistano protezione e si inseriscono nelle economie di contrabbando. I proventi alimentano così corruzione, reti clientelari ed economie di guerra, rafforzando intermediari e gruppi armati lungo l’intero corridoio.




