Cronaca

Quali sono i requisiti per essere considerati caregiver familiare

Non potendosi permettere il sostegno di badanti professionali, molte persone si prendono cura da sé di familiari non autosufficienti. In che modo si viene riconosciuti tali e a quali sostegni economici si ha diritto?
Marco Papetti

Marco Papetti

Giornalista

Il caregiver familiare si prende cura di familiari non autosufficienti
Il caregiver familiare si prende cura di familiari non autosufficienti

Persone che si prendono cura di un familiare non autosufficiente. Sono i caregiver familiari – distinti dai caregiver professionali –, che secondo i dati Istat diffusi a luglio del 2026 sarebbero 4,4 milioni in Italia. Un lavoro di cura che rappresenta spesso un impegno molto gravoso, sia dal punto di vista fisico sia da quello psicologico, fatto da persone che, in molti casi, non possono permettersi l’assunzione di un badante. Ma quali sono i requisiti per essere riconosciuti come caregiver?

La definizione

La figura del caregiver è stata definita dal punto di vista normativo dalla legge di Bilancio 2018, che definisce caregiver familiare «la persona che assiste e si prende cura del coniuge, dell'altra parte dell'unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto [...], di un familiare o di un affine entro il secondo grado, ovvero, nei soli casi indicati dall'articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, di un familiare entro il terzo grado che, a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, o sia titolare di indennità di accompagnamento».

I casi della legge 104

Una delle leggi citate dalla norma che ha istituito la figura del caregiver familiare è la 104 del 1992. Si tratta della legge che, tra le altre cose, sancisce il diritto del lavoratore dipendente, pubblico o privato, a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito «per assistere una persona con disabilità in situazione di gravità, che non sia ricoverata a tempo pieno», rispetto alla quale il lavoratore sia coniuge, parte di un'unione civile, convivente di fatto, parente o affine entro il secondo grado.

Secondo questa legge, anche i parenti di terzo grado possono avere diritto ai giorni di permesso retribuito, ma solo nel caso in cui i genitori, il coniuge, la persona parte dell’unione civile, il convivente di fatto della persona disabile siano morti, anch’essi affetti da patologie invalidanti o abbiano compiuto 65 anni.

Il diritto ai tre giorni di permesso mensile può essere riconosciuto anche a più soggetti tra quelli che ne hanno diritto, che possono fruirne in via alternativa tra loro. Si possono anche cumulare più permessi per assistere più soggetti disabili: in questo caso, il requisito per poterlo fare è che uno dei due familiari da assistere sia il coniuge, la persona con cui si è uniti civilmente, il convivente di fatto, un parente o «un affine entro il primo grado».

Il cumulo in capo a uno stesso lavoratore è ammissibile per assistere parenti o affini fino al secondo grado «solo quando i genitori o il coniuge o la parte dell’unione civile o il convivente di fatto della persona disabile in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni o siano affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti».

Il congedo straordinario di due anni

Chi ha dunque familiari o persone a lui vicine – tra quelle elencate dalla legge – con disabilità riconosciuta dalla legge 104, ha diritto ai tre giorni mensili di permesso retribuiti. Esiste però anche la possibilità di chiedere, in alcuni casi particolarmente gravi, un’indennità di due anni

In questo caso quali sono i requisiti necessari? Per chiedere questo tipo congedo «straordinario» bisogna essere lavoratori dipendenti privati (anche part-time), mentre, per quanto riguarda il soggetto da assistere, si deve trattare di una persona che si trova in una situazione di disabilità grave, riconosciuta come tale dalla commissione medica integrata Asil/Inps. La persona da assistere, inoltre, non deve essere ricoverata a tempo pieno (per tutto il giorno) in ospedali o altre strutture sanitarie che assicurino assistenza continuativa.

Il requisito fondamentale, oltre a quello della grave disabilità certificata della persona da assistere, è che il caregiver conviva con il familiare disabile: la convivenza deve essere instaurata entro l’inizio del periodo di congedo e deve essere conservata per tutta la sua durata.

Esiste un ordine di priorità in base al quale viene assegnato il congedo straordinario. L’ordine è il seguente:

  • Il coniuge convivente, la persona con cui si è uniti civilmente, il convivente di fatto della persona disabile in situazione di gravità;
  • In caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti dei soggetti elencati sopra, il congedo può essere assegnato al padre o alla madre, anche adottivi o affidatari, della persona disabile in situazione di gravità;
  • Segue il figlio convivente, il fratello o la sorella convivente e il parente affine entro il terzo grado, convivente della persona disabile in situazione di gravità.

L'indennità per il congedo straordinario corrisponde alla retribuzione ricevuta nell'ultimo mese di lavoro precedente al congedo, entro un limite massimo di reddito rivalutato annualmente. 

In Lombardia

Sui caregiver, oltre alla legge nazionale del 2018, negli anni sono state approvate misure anche a livello regionale. In Lombardia è stato istituito Un Fondo per le non autosufficienze, destinato anche al sostegno economico delle famiglie con persone con disabilità o non autosufficienti. 

Dei tre interventi del fondo, la «Misura sostegno» consiste nell’erogazione di contributi economici mensili per «favorire il mantenimento al domicilio della persona e a sostenere il nucleo familiare nel carico assistenziale». Oltre al contributo economico, sono previsti anche, dove necessari, interventi di natura sociosanitaria, socioeducativa o assistenziale.

Per poter richiedere il contributo, la persona assistita deve risiedere in Lombardia, essere assistita al domicilio ed essere in condizione di non autosufficienza. Ci sono poi dei requisiti economici: 

  • Nel caso di persone con disabilità con necessità di sostegno intensivo molto elevato e persone anziane non autosufficienti ad alto bisogno assistenziale, è necessario un Isee sociosanitario inferiore o uguale a 50mila euro per adulti e anziani o un Isee ordinario inferiore o uguale a 65mila euro per minori;
  • Nel caso di persone con disabilità con necessità di sostegno intensivo elevato e persone anziane non autosufficienti a basso bisogno assistenziale, è necessario un Isee sociosanitario fino a un massimo di 25mila euro oppure un Isee ordinario in caso di minori fino a un massimo di 40mila euro.

Per quest’anno è ancora possibile presentare le richieste di accesso al fondo, fino al 31 ottobre. Le persone che risultano già in carico non devono presentare una nuova istanza, ma proseguono fino al 31 dicembre 2026. Le informazioni sulle modalità di presentazione della domanda si trovano sul sito della Regione.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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