Cronaca

«Con gli psicofarmaci non sento la fame»: i minori migranti prede dello spaccio

Sedati per mesi prima del viaggio verso l’Italia, arrivano già con una dipendenza e poi finiscono nel mercato delle sostanze. Il racconto: «C’è chi mi paga in pillole per degli appostamenti»
Tanti i minori stranieri non accompagnati in carico ai Comuni - © www.giornaledibrescia.it
Tanti i minori stranieri non accompagnati in carico ai Comuni - © www.giornaledibrescia.it

Diciotto anni compiuti da tre giorni, il tempo esatto che lo ha reso insieme adulto e ufficialmente fuori dal «sistema» che tenta - con i pochi spiccioli a disposizione - di prendersi cura dei minori. Le pillole le tiene nella tasca dei jeans: Rivotril, famiglia delle benzodiazepine. Ciondola un po’, racconta di quanto si è divertito quel pomeriggio a fare il tifo sui gradoni del campetto da calcio. Ci si è trovato per caso, mentre vagava senza una meta. E alla fine l’imbarazzo cala e racconta: «Le pillole hanno iniziato a darmele prima di arrivare in Italia, ci hanno obbligato a prenderle per tre mesi. Ci hanno detto che servivano per affrontare il viaggio dalla Tunisia senza ansia. Ora continuo a prenderle, ma non per sballarmi. Le uso per non sentire la fame, per dimenticarmi che neanche oggi ho mangiato».

Una dipendenza inizialmente imposta è diventata così una dipendenza per sopravvivere all’insopportabile.

La domanda successiva arriva quasi da sola: «Dove lo prendi il Rivotril?». Si immobilizza. Risata nervosa: «C’è un tizio, faccio degli appostamenti per lui e mi ripaga così. Ha dei ricettari».

La sua storia è una tra le tante che i minori stranieri non accompagnati (Msna) si portano sulle spalle quando - principalmente da Tunisia, Marocco ed Egitto - partono per raggiungere l’Italia. Ed è una storia che Brescia e le comunità che si occupano di accoglienza conoscono bene. Talmente bene, che le dipendenze e l’uso di sostanze da parte dei Msna è finito nei documenti ufficiali. A partire dal Piano di zona 2025-2027 della Loggia che riporta dell’arrivo di adolescenti con disturbi comportamentali anche gravi legati all’uso di sostanze e che ammette le difficoltà incontrate dai servizi sanitari nella presa in carico.

Senza paracadute

«Solo ultimamente stiamo assistendo all’arrivo dalla Tunisia di ragazzi fragili, con disturbi comportamentali anche gravi connessi alla dipendenza da sostanze iniziata molto precocemente nel paese d’origine», si legge nel documento del Comune di Brescia. E poco oltre: «Abbiamo attivato il servizio dipendenze e psichiatria di Asst ma con grandi complessità nella presa in carico». Due ammissioni che fotografano un problema sul quale mancano ancora numeri precisi.

Sono molti i minori non accompagnati che arrivano in Italia - Foto d'archivio
Sono molti i minori non accompagnati che arrivano in Italia - Foto d'archivio

Intanto, la pressione sull’accoglienza è cresciuta. Nel 2021 i minori stranieri non accompagnati seguiti dal Comune erano 60. L’anno successivo 129, poi 185 nel 2023, fino ai 290 del 2024 e ai 530 del 2025. Sono i minori presi in carico nell’arco di ciascun anno, non quelli presenti contemporaneamente né quelli con problemi di dipendenza. La Loggia riconosce che è diventato «molto complesso il reperimento delle strutture di accoglienza a livello nazionale» e indica fra le priorità «il potenziamento nella collaborazione con Asst per interventi precoci e nelle situazioni critiche».

Il problema, insomma, non è solo trovare un letto, ma individuare una comunità capace di accogliere ragazzi che hanno bisogno anche di cure, assistenza psichiatrica e percorsi per le dipendenze. E garantire che questi interventi non si interrompano quando arriva la maggiore età.

Testimonianze

A raccontare che cosa può accadere quando questa rete non regge è una ricerca del CeSPI (Centro studi di politica internazionale), realizzata in collaborazione con il Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia: raccoglie testimonianze che presentano analogie con la storia del diciottenne. Un’operatrice racconta che alcuni ragazzi utilizzano sostanze anche per «cercare di dormire», di «non pensare», di allontanare per qualche ora il peso del viaggio, dei lutti e delle aspettative familiari. Un altro operatore spiega che queste sostanze «aiutano a distaccarsi dalla realtà», a non entrare in contatto con una sofferenza che altrimenti sarebbe difficile da sostenere.

Fra i medicinali citati compaiono Rivotril e Lyrica, a base di pregabalin, insieme ad altre benzodiazepine. Gli operatori descrivono un consumo che può combinare farmaci, alcol e sostanze stupefacenti. Non sempre si tratta di dipendenze clinicamente strutturate, ma i rischi aumentano quando i medicinali vengono assunti senza controllo sanitario.

Spaccio

Il rapporto segnala anche l’acquisto di psicofarmaci sul mercato illegale. E racconta i meccanismi attraverso i quali alcuni ragazzi finiscono nelle reti dello spaccio. «Alla stazione dopo un po’ non hanno da mangiare. E quindi chi trovano? Trovano qualcuno che dice “dai ti do una mano, ti aiuto a trovare un posto per dormire…” Però poi chiedono sempre qualcosa in cambio. E molto spesso è la droga», racconta un’educatrice. Le prime richieste possono sembrare piccoli favori, come fare da vedetta. Poi aumentano.

Bambine a scuola - © www.giornaledibrescia.it
Bambine a scuola - © www.giornaledibrescia.it

«Noi abbiamo cominciato per sopravvivere», riferiscono alcuni ragazzi, secondo la testimonianza raccolta nello studio. Un operatore osserva che ciò che cercano in strada è anche la possibilità di «appartenere a un gruppo, costruirsi un’identità», dimostrare di poter diventare adulti.

Un fenomeno diffuso

La questione supera i confini dell’accoglienza. Secondo la Relazione al Parlamento sulle dipendenze 2026, nel 2025 oltre l’11% degli studenti minorenni hanno assunto psicofarmaci senza prescrizione medica. Nella platea fra i 15 e i 18 anni in particolare, quasi la metà dichiara almeno un consumo nell’ultimo anno, per gli altri l’utilizzo è frequente, almeno dieci volte in un mese. Sono dati sulla popolazione scolastica, non sui minori migranti, ma mostrano quanto il consumo improprio di medicinali sia diffuso fra gli adolescenti.

La ricerca CeSPI denuncia poi un’altra difficoltà: la frammentazione dei servizi. Le informazioni sanitarie e sociali non sempre seguono i ragazzi quando cambiano struttura o città. A ogni trasferimento, raccontano gli operatori, «si ricomincia da capo». E il rapporto arriva a segnalare un paradosso: per alcuni minori, l’ingresso nel circuito penale rappresenta il primo accesso strutturato alle cure. L’assistenza che avrebbe dovuto arrivare tempestiva si attiva, talvolta, soltanto dopo una denuncia.

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Minori non accompagnati, numeri stabili

Resta soprattutto il problema di ciò che accade prima. Prima che un ragazzo cominci ad assumere farmaci senza controllo, prima che venga reclutato da chi ne sfrutta la necessità di denaro, prima che una crisi renda inevitabile l’intervento sanitario. Il Comune ha riconosciuto le difficoltà, gli Spedali Civili hanno avviato un nuovo progetto. Per il diciottenne che tiene il Rivotril nella tasca dei jeans, intanto, il compleanno è passato. La fame no.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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