«Al più comportamenti rigidi, a volte eccessivamente autoritari o sgraziati, ma non violenti, minacciosi o psicologicamente vessatori». E ancora: «Toni inurbani, inadeguati per il contesto di insegnamento e non consoni; ma non condotte maltrattanti, reato che richiede la coscienza e la volontà di sottoporre la vittima ad una serie di sofferenze, instaurando un sistema di sopraffazioni e vessazioni che ne avviliscano la personalità e costituiscono fonte di disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di vita».
Pubblico ministero e giudice delle indagini preliminari sono d’accordo: la professoressa del Pastori finita nell’occhio del ciclone alla fine dell’anno scolastico 2023/2024 e nel registro degli indagati per la denuncia sporta dalla madre di uno degli alunni (che aveva contribuito a far bocciare), se qualcosa ha fatto quel qualcosa non è penalmente rilevante.
L’archiviazione
A far scendere il sipario sul caso, due anni dopo la sua esplosione, è stata l’ordinanza con la quale il gip Federica Brugnara, lo scorso 28 agosto, ha accolto la seconda richiesta di archiviazione formulata dal sostituto procuratore Alessio Bernardi. Il pm ci aveva già provato nella primavera del 2025. In quell’occasione il giudice aveva disposto un supplemento di indagini. Al termine dei sei mesi concessi, senza aver trovato elementi in grado di dare forza alla denuncia presentata dalla madre dell’alunno, il pm si è pronunciato allo stesso modo e, nonostante l’opposizione della famiglia del ragazzo, ha ottenuto il risultato richiesto.
L’accusa
Stando all’unica denuncia sporta e a firma di un solo studente della classe, la professoressa avrebbe «continuamente mortificato» i propri alunni rivolgendo frasi pesanti. Un repertorio particolarmente grave: «sei un ritardato, hai solo due neuroni, non capisci niente, non hai ancora cambiato scuola?». E ancora: «Non hai mai fatto niente e ora chiedi di recuperare? Chi viene dalle scuole private ha pagato i voti, qui non valgono. Dovete soffrire perché vi fa bene; l’umiliazione vi rende forti».
Le indagini
Nel corso delle indagini, a fronte di alcuni genitori che hanno sostanzialmente confermato i modi «sgraziati» dell’insegnante, anche nei loro riguardi, più che nei riguardi dei loro figli, diversi altri non hanno saputo dire alcunché al proposito, mentre il preside, il vicepreside, collaboratori scolastici hanno escluso di aver riscontrato anomalie nell’insegnamento della professoressa. Il preside ha riferito di non aver notato nulla di fuori luogo, anche in seguito a controlli fatti di persona e di non essere mai venuto a conoscenza di insulti o comportamenti scorretti anche a seguito della richiesta al consiglio di classe, proprio della classe frequentata dallo studente che ha dato il via al caso.
Nonostante l’archiviazione il caso potrebbe essere lungi dal sipario. Assistita dall’avvocato Federico Ghidotti l’insegnante non esclude di denunciare a sua volta, anche chi, attraverso i social network l’ha pesantemente attaccata e accusata di cose che, per la giustizia, non ha commesso.




