Qualcuno la chiama razionalizzazione del lavoro, qualcuno riduzione della qualità del servizio, e altri taglio dei posti. Che l’operazione sia più in linea con una definizione che con le altre, quella in corso in questi giorni tra Brescia e provincia da parte di Poste Italiane è senza dubbio la soppressione di 71 zone di recapito della posta. Il passaggio iniziato da poco si concretizzerà dunque nella massiccia riduzione dell’organico - con 71 portalettere in meno - e, di conseguenza, nella gestione di zone di recapito più grandi, in carichi di lavoro più pesanti per i dipendenti, ma anche nel rischio che peggiori l’accuratezza del servizio a famiglie e imprese.
Le zone coinvolte

Delle 71 zone in via di cancellazione, 20 si trovano in città e 51 in provincia. Di queste, cinque sono nella zona di Salò, quattro di Rivoltella del Garda, quattro di Ghedi e altrettante a Leno, Orzinuovi, Nave e Rovato; tre a Iseo e Chiari, e due a Montichiari, Darfo Boario, Breno, Palazzolo sull'Oglio, Verolanuova, Lumezzane, Rezzato e in Valsabbia.
Il lavoro che sta portando alla riduzione del personale addetto al recapito ha preso il via a inizio mese e sta già coinvolgendo le aree di Chiari, Ghedi, Rezzato, Rivoltella e Salò. Le altre tre trance del provvedimento sono in programma tra 19 ottobre e 16 novembre.
Il futuro dei lavoratori
I portalettere coinvolti non perderanno il posto di lavoro ma troveranno nuova collocazione in zone di recapito vacanti, vuoi per pensionamenti dei titolari precedenti, vuoi per trasferimenti o licenziamenti volontari. A stigmatizzare l’azione amministrativa postale in merito «ai tagli» sono le segreterie cittadine di Cgil e Cisl, e in modo particolare Slc Cgil, che con il suo segretario Alberto Fostinelli spiega di «non aver aderito al provvedimento e non condividere le scelte aziendali», ritenute «troppo pesanti».
La Cgil si oppone
«L’allargamento delle zone di recapito non tiene conto delle necessità di un lavoro che deve contemplare tempi e modi professionali all’altezza di una clientela sempre più esigente. Cosa intendo? Che allargando i territori che ciascun portalettere dovrà servire li si costringe inevitabilmente a correre ancora di più. Così pacendo inoltre non si tengono in considerazione fattori determinanti come la possibilità che il meteo sia cattivo e si compia il proprio giro sotto la pioggia o ai 40 gradi di luglio e agosto, e nemmeno che la consegna di oggetti come patenti e passaporti richiede tempi ben più lunghi di quelli di una lettera o di una normale raccomandata. E non va dimenticato – conclude Fostinelli - che correre nel traffico aumenta il rischio di incidenti».
La Cisl no
Da via Altipiano d’Asiago invece la segretaria di Slp Cisl Arianna Pumilia ricorda che la Cisl ha «scelto di aderire alla riorganizzazione per governarla dall’interno. Momento per momento verificheremo la situazione e se necessario interverremo in caso di compressione dei diritti, della sicurezza e della dignità del lavoro. Non lasceremo che siano i lavoratori a pagare con spostamenti e disagi».
La replica dell’azienda
Dal canto suo Poste Italiane ha precisato che «la riorganizzazione delle zone di recapito fa parte di un lavoro che prevede anche il rafforzamento della rete distributiva per la consegna dei pacchi, per cui entro la fine di novembre verranno assunti 77 operatori e fatti investimenti in mezzi e tecnologia. A motivare l'operazione – sempre per l'azienda – sono le mutate esigenze del mercato, caratterizzato sia dalla forte crescita dei volumi dei pacchi per effetto degli acquisti online, sia dalla contrazione della corrispondenza ordinaria».
La misura relativa alla rete dei pacchi tuttavia era già stata annunciata da Poste. E non incide sulla riduzione del numero di portalettere impegnati nel servizio tradizionale, eventuali disservizi o ritardi del quale ricadrebbero su tutta l’utenza, compreso chi pacchi non ne ordina, ma comunicazioni da terzi, anche non sollecitate, ne riceve.



