Un anno dopo la prima richiesta, il confronto con la Regione, ieri martedì 28 luglio, è arrivato. Ma per gli assessori alla Sicurezza dei Comuni capoluogo lombardi molte questioni «restano senza una risposta definitiva». Lo conferma Valter Muchetti, titolare della delega a Brescia.
Assessore, da dove nasce questo confronto con la Regione?
Un anno fa avevamo sottoposto una serie di quesiti condivisi dagli assessori dei Comuni capoluogo. Quando siamo stati convocati abbiamo chiesto innanzitutto di avere un riscontro su quei punti, rimasti aperti.
Uno dei nodi riguarda il regolamento regionale sugli strumenti di autotutela della Polizia locale. Perché è così importante? E che strumenti riguarda?
Alcuni strumenti, come lo spray o il bastone estendibile, non sono normati nel regolamento regionale. Un aggiornamento del testo darebbe un quadro giuridico più chiaro e consentirebbe ai Comuni di essere conformi, tutelati e di poter poi decidere.
Chiedete che questi strumenti diventino obbligatori?
No, nessuno chiede un obbligo ma una cornice normativa. Poi la scelta se dotare o meno gli agenti di determinati strumenti resta in capo ai Comuni e ai comandanti. Ma oggi manca a monte una copertura giuridica uniforme.
La Regione vi ha dato indicazioni su tempi e contenuti?
No. Ci è stato detto che c’è l’impegno a lavorare sul regolamento, ma non c’è alcun impegno né scadenza.
Un’altra richiesta riguarda l’accesso alla banca dati del Ministero dell’Interno. Come è finita su questo fronte?
Abbiamo chiesto che le città capoluogo possano accedere gratuitamente, almeno in forma parziale, alla banca dati Sdi. Ci è stato spiegato che la competenza è del Ministero dell’Interno: a settembre predisporremo un documento condiviso, anche con la Lombardia, da sottoporre al Governo.
Sul fronte delle risorse, invece, cosa avete ottenuto?
Non abbiamo ricevuto risposte. Lo stesso vale per la proposta di una legge regionale sugli street tutor: ci è stato detto che non ci sono fondi. Ho proposto di approvare comunque una legge, lasciando eventualmente ai Comuni il compito di finanziare il servizio, così da avere almeno una cornice giuridica. Anche su questo, però, zero risposte.
Tirata la riga, a cosa è servito quindi l’incontro?
Prendo atto della disponibilità a mantenere aperto il tavolo. Ma resta il fatto che la sicurezza non sia una priorità per la Regione. Le risorse continuano a essere residuali, mancano decisioni e tempi certi. Servono regole chiare su agenti e strumenti, invece la Lombardia è ancora ferma.




