Pisani a Brescia: cybersicurezza, rischi e sfida per le imprese
Chiede una riflessione sui rischi e sulle necessarie attività, legislative e imprenditoriali, per la tutela della sicurezza il capo della Polizia Vittorio Pisani che nell’aula Magna di Giurisprudenza ha partecipato alla giornata organizzata sul tema sicurezza digitale e impresa.
«Si stanno invertendo le posizioni faticosamente conquistate e che avevano costretto la criminalità a difendersi dall’azione investigativa invasiva. Nel mondo digitale assistiamo ad un rischio ribaltamento, la criminalità può usare tutti gli strumenti tecnologici per fare reati mentre noi siamo costretti a difenderci».
Una riflessione partita da lontano, dalla constatazione che «il cyberspazio non ha confini ma deve essere regolamentato» e in questo contesto «siamo costretti ad utilizzare prodotti stranieri, americani o cinesi, che vengono da mondi con regolamentazione leggere oppure con totale controllo statale, su cui non abbiamo controllo, ma ai quali dobbiamo affidare i dati che vorremmo proteggere».
Per Pisani «il nostro sistema produttivo non è partecipe e abbiamo un problema di competitività economica e dipendenza dall’estero». Il capo della Polizia spiega che «non siamo in grado di accompagnare il progresso scientifico con una regolamentazione normativa graduale con oneri graduali che oggi invece non sono sostenibili per una start up nazionale».
Per Pisani dunque «siamo fuori anche dalla gestione della sicurezza e non ce lo possiamo permettere, siamo arbitri di sistemi che non abbiamo progettato».
Il tema del quadro normativo ha anche riflessi nella stringente attualità. Pisani parla apertamente di guerra ibrida: «Dobbiamo domandarci se un attacco informatico, come bloccare una infrastruttura energetica, sia comparabile ad un attacco armato e giustifichi una reazione anche diversa. Oppure se il blocco informatico da remoto dei sistemi di un ospedale che provochi la morte dei pazienti da parte di uno stato ostile sia da considerare un crimine di guerra».
Parlando della attuale situazione italiana, Pisani ha definito «lungimirante aver istituito il dipartimento della cybersicurezza 20 anni fa» e che «in Italia, unico paese al mondo, esiste un tavolo permanente in cui agenzie di intelligence e forze di polizia condividono ogni settimana i rischi per la pubblica sicurezza. Abbiamo costruito un organo analogo in cui intelligence e forze di polizia si scambiano le informazioni e analizzano la situazione della cybersicurezza».
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