Cronaca

Piazza Duomo, ritorno alla normalità: dopo gli scontri resta solo sconcerto

Le scene di guerriglia di sabato sono alle spalle: «Danni quasi trascurabili, ma resta impressa la violenza dei giovanissimi»
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

Attimi di paura e violenza nel pomeriggio di sabato in Piazza Duomo
Attimi di paura e violenza nel pomeriggio di sabato in Piazza Duomo

Cielo grigio su, sospiri di sollievo giù. La voglia di lasciarsi tutto alle spalle e di non pensarci più. Almeno fino alla prossima manifestazione. Intanto, dopo aver visto i servizi tv e una grande quantità di video in formato social di quanto accaduto in altre città d’Italia – Milano su tutte – quella che si respira è l’aria di averla scampata bella. E di poter pensare che «in fondo ci è andata bene, non è successo niente». In fondo è vero e relativizzare a un certo punto diventa un esercizio obbligatorio. Un respiro, profondo, e via: a servire caffè, sfornare croissant, preparare un omelettes, versare una bollicina per aperitivo, apparecchiare per i pranzi.

Relativizzare: per non lasciarsi andare alla rabbia e cercare di scacciare dalla mente, alla veloce, le immagini registrate da baristi e avventori di Piazza Paolo VI per circa un’ora nel pomeriggio di sabato quando durante la manifestazione «Italia in piazza», nata per protestare contro il carovita, teppisti e perdigiorno qualunque travestiti da violenti hanno preso campo e posacenere dandosi a uno sconsiderato attacco nei confronti delle forze dell’ordine. E mettendo a soqquadro gli arredi esterni del salotto cittadino all’ombra dei due Duomo.

La mattina della domenica, era già tutto come se nulla fosse stato. Si è rischiato di dover contare i danni. Che invece sono stati pochi e persino trascurabili a livello materiale: «Qualche ombrellone danneggiato, porta tovagliolini e posa cenere spariti, bicchieri rotti, ma tutto sommato, per come sarebbe potuta andare, niente di che» è il riassunto generalizzato. Ci vorrà semmai molto di più per farsi una ragione, posto di poter riuscire a trovare un punto d’incontro con ciò che è inaccettabile – di immagini, voci e volti che nessuno avrebbe voluto vederli.

Il ricordo degli attimi peggiori

«Erano cattivi e aggressivi». Soprattutto però «erano giovani. Incredibilmente giovani. Di sicuro c’era qualche maggiorenne, ma credo proprio che la parte preponderante di loro non lo fosse» racconta con ancora lo sgomento negli occhi una barista: «È stato brutto, un incubo. E posso assicurare che la polizia è stata anche clemente con alcuni di loro che a un certo punto hanno iniziato a lanciare pezzi di vetro ricavati da bottigliette di birra o succhi che erano sui tavolini verso le forze dell’ordine. Erano bambini...E poi c’erano le bambine pronte a filmare con i telefoni e chiamare tutti a raccolta "dai, venite che ora i nostri attaccano la polizia". Io che sono "alta così" a un certo punto mi sono messa sulla porta per tentare di sbarrare l’ingresso...Pazzesco».

Una foto recente di una tranquilla mattina in Piazza Paolo VI
Una foto recente di una tranquilla mattina in Piazza Paolo VI

Tra i non troppi passanti di una tanto uggiosa quanto placida domenica mattina d’inizio autunno l’accaduto del giorno precedente era, manco a dirlo, l’argomento del giorno. C’è stato chi in Piazza Duomo si è recato appositamente per sincerarsi che tutto fosse di nuovo in ordine e portare la propria solidarietà agli esercenti: «Prima di tutto abbiamo pensato a mettere in sicurezza – ci racconta una ristoratrice – i nostri clienti che uno dopo l’altro si sono affrettati a trovare riparo. Riparo che in qualche caso abbiamo dato pure a qualche manifestante che in piazza era arrivato con buone e pacifiche intenzioni. Coloro che volevano solo chiedere un futuro migliore sono stati i primi a essersi ritrovati sotto choc. Da un minuto all’altro è diventata una guerriglia. Certo una piccola cosa se paragonata a quanto accaduto altrove, ma non per questo ha lasciato meno il segno».

«Fuori dal branco tutti impauriti»

Ancora una volta il punto di caduta è l’età media: «Il peggio lo hanno dato ragazzi giovanissimi che poi presi a uno a uno fuori dal branco – ci dice la signora Giorgia – si sono rivelati i più impauriti. Io stessa ne ho ripresi duramente alcuni che davanti a me hanno abbassato gli sguardi iniziando a ripetere "noi non abbiamo fatto niente" salvo poi mettersi a insolentire in maniera molto pesante un signore che aveva chiesto loro "se non avete fatto niente allora levatevi i cappucci"... Io faccio i conti con un paio di ombrelloni da far riparare e nulla più. Solo, non posso quantificare l’amarezza che mi porto dentro».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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