Volevano essere delle manifestazioni contro il caro vita, il costo della benzina e la pressione fiscale. Ma si sono trasformate in guerriglia: Milano ridotta a un campo di battaglia con piazza Duomo assediata da centinaia di giovanissimi vestiti di nero che hanno costretto la polizia ad arretrare sotto il lancio di bombe carta, transenne e bottiglie, fino ad occupare la piazza simbolo della città. Scontri anche a Torino, Bologna e Bergamo, anche qui sassaiole e petardi contro la polizia, anche qui giovanissimi incappucciati. Tensioni pure a Brescia, con lanci di oggetti da parte dei manifestanti e l’utilizzo di lacrimogeni delle forze dell’ordine.
Il Governo
Immediata la reazione del Governo: «Manifestare è un diritto – ha detto la premier Giorgia Meloni – ma mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è. Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Ogni reticenza diventa giustificazione». Le hanno fatto eco i vicepremier: «È inaccettabile – ha detto Tajani – che parte del centrosinistra soffi sul fuoco nel tentativo di compensare la propria assenza di idee e proposte». Mentre per Matteo Salvini in piazza c’erano «centri sociali, maranza e marciume sinistro avariato. Ci sarà ancora chi li protegge e li difende???».
Ho grande rispetto per le migliaia di persone che oggi hanno manifestato pacificamente, anche partecipando alla mobilitazione indetta dalla CGIL che ha visto anche la partecipazione dei leader della sinistra. Qualunque siano le idee per le quali si manifesta, la partecipazione è alla base di qualunque sana democrazia. Dall’altro lato, però, non possiamo ignorare quanto accaduto in altre piazze italiane. A Milano, come mostrano queste immagini, lanci di pietre contro le Forze dell’Ordine, agenti feriti, danneggiamenti e violenze che hanno costretto a interrompere il corteo. A Torino sono state fermate persone con sanpietrini e martelletti frangivetro. A Bologna i disordini hanno portato alla chiusura precauzionale della stazione ferroviaria. Teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare il caos, aggredire chi garantisce la sicurezza e tenere in ostaggio intere città. Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è. Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica. Di fronte a scene del genere, il rifiuto deve essere unanime. Ogni reticenza diventa giustificazione. Il silenzio non è accettabile.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) October 17, 2026
Il primo a parlare sul fronte opposto è il sindaco della città più ferita, Giuseppe Sala: «Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili. La politica può decidere di strumentalizzare, alla ricerca di consenso elettorale. Oppure di affrontare con saggezza questo momento storico così difficile: spero sia questa la scelta».
Il bilancio a Milano
Sassaiole, bombe carta, cariche, idranti, lacrimogeni e barricate hanno lasciato dietro di sé un corollario, ancora da contabilizzare in via definitiva, di arresti, di denunce, di danni e di feriti. Solo a Milano, secondo Areu, si contano dieci feriti tra gli agenti e circa quindici tra i manifestanti. Sono più di 50 giovani i fermati. La metà di loro sono minorenni. Secondo la Polizia, le centinaia di ragazzi inferociti – tanti di origine straniera ma altrettanti italianissimi – sono arrivati auto-organizzandosi dalle periferie, dall’hinterland ma anche da altre province. Senza coordinamento e in piccoli gruppi.
Quel che è certo è che hanno preso il sopravvento sulla manifestazione principale, oranizzata da Italia in piazza per protestare contro il carovita e il carocarburanti, mettendo a ferro e fuoco la città e costringendo la polizia prima ad arretrare in attesa di rinforzi, per poi circondare piazza Duomo con una ventina tra «cellulari» e jeep del reparto mobili. Scene da guerra. E ancora in serata un gruppo ha circondato una volante della polizia ma è stato bloccato e fermato.
In Italia come in Francia, le proteste degenerano in violenza. Manifestazioni in diverse città: gli scontri più gravi a Torino, Milano e Bologna #ANSA https://t.co/epzSOcIidf https://t.co/ZyxLlL5gYt
— Agenzia ANSA (@Agenzia_Ansa) October 17, 2026
Piemonte ed Emilia
A Torino il corteo, che diversi comitati di cittadini avevano annunciato da giorni come «apolitico e apartitico», è passato rapidamente sotto il controllo dei collettivi antagonisti, dei centri sociali e della galassia Pro Pal, con gli innesti di tantissimi adolescenti delle banlieu. Senza esito sono stati i tentativi degli organizzatori di fargli accantonare le bandiere e di convincerli a non sfilare incappucciati. Uno di loro, Marco Liccione, già animatore delle proteste No Pass ai tempi della pandemia, denuncia di essere stato circondato e picchiato da una quindicina di infiltrati.
A Bologna gli scontri si sono concentrati nella zona della stazione, dove un gruppo di ragazzini incappucciati si è staccato dal corteo e ha iniziato a lanciare lanciare fumogeni, bottiglie di vetro, transenne e sassi contro le forze dell’ordine che hanno risposto con gli idranti e lacrimogeni per disperderli. Al termine di una giornata di guerriglia, restano le piazze ferite, le vetrine distrutte, i tavolini dei bar divelti, l’immagine del falò in piazza Duomo. E la conta dei danni ancora tutta da fare.



